lunedì, 14 luglio 2008

Emozioni e scoperte al Pistoia Blues di sabato 12 luglio. La scoperta principale, dopo l'ottima performance dei Nine Below Zero (ma non si adagiano un po' troppo a fare cover di altri artisti?) e quella dei Commander Cody, è stata indubbiamente quella del chitarrista australiano Tommy Emmanuel, virtuoso della chitarra acustica e maestro del fingerpicking. In pratica, è un uomo-orchestra: da solo e con il solo aiuto della sua consumatissima chitarra e al massimo di una spazzola da batterista jazz, sa dare vita a una serie di suoni e di emozioni che sembrano provenire da un ensemble musicale, anziché da quell'ometto con i capelli grigi sul palco. Emmanuel è un chitarrista che vive in simbiosi con il proprio strumento ed ogni sua nota trasuda feeling, riuscendo a regalare emozioni (stupendo il pezzo Initiation, dedicato agli aborigeni australiani), anche quando intona versioni discutibili e personalissime di classici del blues e del rock, come The House Of The Rising Sun.

Andy Timmons è un grande chitarrista, anche lui può essere definito un virtuoso, seppure della chitarra elettrica. Per chi se ne intenda un po', si potrebbe dire che sta a metà tra Gary Moore e Joe Satriani. Tecnica mostruosa, ma, anche se in misura minore rispetto a mostri come Malmsteen, una carenza di sentimento, forse anche dovuta al fatto che del classico trio blues/rock (chitarra, basso e batteria) nessuno canta, e quindi la performance interamente strumentale può risultare alquanto fredda. E tuttavia qualche passaggio chitarristico, come nel pezzo dedicato a Jimi Hendrix (Electric Gypsy), fa davvero sognare.

Poi sono arrivati i Deep Purple. Il mio era più un gesto d'affetto nei confronti di chi ha fatto sognare un ragazzo una venticinquina d'anni fa, che un'attesa di sentire un mito del rock. E anche una rimpatriata con alcuni amici, Luca e Francesco, con i quali avevo già visto i Purple sette anni fa, e con Stefano, che non vedevo forse da vent'anni. Però i vecchi leoni, anche se ormai Ritchie Blackmore ha abbandonato la baracca per volare verso altri lidi e l'età non consente più a Jon Lord gli strapazzi della vita da rocker, non si sono risparmiati: con la formazione ormai stabilizzata nel quintetto formato da Gillan, Glover, Paice più Steve Morse e Don Airey (tastierista che aveva già collaborato anche con i Jethro Tull), hanno dato vita a una prestazione di notevole valore. Quali canzoni sono mancate? Mah, così di primo acchito, a parte quelle del Mark III (la formazione con Coverdale al posto di Gillan), direi innanzitutto Child In Time, che non viene più proposta dal vivo per non compromettere definitivamente le corde vocali del cantante, in più direi Lazy e When A Blind Man Cries, che nel 2001 costituì una gradita sorpresa e un'alternativa più che valida a Child In Time. Va però detto che, a parte qualche pezzo del passato più recente, i Deep Purple hanno offerto una versione energizzata e cattiva di una vecchia canzone di In Rock (1970), come Into The Fire, che da sola, forse, valeva l'intero concerto. E poi, quando attaccano per la milionesima volta Smoke On The Water, c'è poco da dire: un brivido è corso dalla prima all'ultima fila della folla assiepata nella bellissima Piazza Duomo di Pistoia.

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categoria:musica, rock
sabato, 26 aprile 2008

Tenacious D e il destino del rock (USA/Germania, 2006) di Liam Lynch. Con Jack Black (JB), Kyle Gass (KG), Tim Robbins (lo Straniero), Ben Stiller (commesso del negozio di musica), David Grohl (Satana), Evie Peck (la madre di KG), Mason Knight (KG da bambino), Troy Gentile (KG da piccolo), Ronnie James Dio (sé stesso), Cynthia Ettinger (la madre di JB), Meat Loaf (il padre di JB), John C. Reilly (Sasquatch).

Chitarrista in erba, il piccolo JB compone canzoni sataniche e piene di parolacce. Preso a cinghiate ed invitato dal padre a pregare Dio, JB ha un'apparizione, appunto, di Ronnie James Dio, che gli affida la missione di andare a Hollywood per formare la più grande rock band di tutti i tempi. Dopo avere sbagliato posto quattro o cinque volte, avendo visitato tutte le Hollywood degli Stati Uniti d'America, JB giunge finalmente in California, dove conosce il chitarrista fallito KG, con il quale va alla ricerca di un magico plettro, appartenuto ad Angus Young, che sarebbe alla base del segreto del successo nella musica.

Musical e parodia del musical, con particolare ispirazione al Tommy di Ken Russell (tanti sono gli ammiccamenti al film inglese, ma anche al gruppo degli Who), Tenacious D e il destino del rock è riuscitissimo sia sul versante musicale che su quello della commedia. Sconsigliato, naturalmente ai bambini che devono fare la prima comunione, per il gran numero di parolacce, dette e cantate, il film del regista Liam Lynch (nato ad Akron, Ohio, la cittadina dei Devo, nel 1970) è una variazione sull'incarnazione musicale di Jack Black, quel Tenacious D, che è una sorta di Elio e le Storie Tese in versione yankee ed ancora più sboccata (il suo maggior successo s'intitola Fuck Her Gently). Ma Il destino del rock è anche molto di più: parodizza e cita affettuosamente un sacco di film, tra i quali Arancia meccanica, annovera alcune partecipazioni notevoli come quelle dei cantanti Dio e Meat Loaf, dell'ex batterista dei Nirvana (oggi Foo Fighters) Dave Grohl, che interpreta niente meno che Satana, e degli attori Tim Robbins (in una stupenda macchietta alla Capitan Uncino), Ben Stiller e John C. Reilly, il quale interpreta una specie di abominevole uomo delle nevi, dal quale il protagonista, in preda ai funghi allucinogeni, sogna di essere adottato. In più, c'è una colonna sonora da sballo, soprattutto per gli amanti dell'hard rock e dell'heavy metal. Debordante, come al solito, il protagonista.

Vedi l'inizio del film.

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categoria:musica, cinema, rock, heavy-metal
domenica, 04 novembre 2007

Una delle traduzioni di canzoni più difficili che mi sia mai capitato di fare. A riprova che i testi degli Iron Maiden non sono mai banali. Comunque ci provo, anche perché in rete non sono riuscito a trovare un'altra traduzione.

Iron Maiden - Brighter Than A Thousand Suns

Noi non siamo i figli di Dio

Non siamo più il Suo popolo eletto

Abbiamo deviato dal sentiero su cui Lui ha camminato

Proveremo il dolore del Suo inizio

Dita d'ombra si sollevano in alto

Dita di ferro pugnalano il cielo deserto

Oh, ecco il potere della Terra

I vostri figli sono pronti per la caduta?

Serrando bene le mani giunte

Radete al suolo una città, costruite un inferno vivente

Partecipate alla corsa al suicidio

Ascoltate i rintocchi della campana

Fuori dall'universo, è nata una strana luce

Empia unione, trinità riformata

Questo sole giallo è il gemello cattivo

nel nero i venti lo liberano

Noi dormiremo nell'anima dentro

A un assedio si squarcia una vampata nucleare

Fuori dall'universo, è nata una strana luce

Empia unione, trinità riformata

Fuori del buio, più splendente di mille soli.

Seppellendo i nostri principi morali, seppellendo i nostri morti

Nascondendo la nostra testa sotto la sabbia

E=mc², non si riesce a collegare

Come abbiamo fatto Dio con le nostre mani

Qualsiasi cosa abbia detto Robert al suo Dio

Sull'aver fatto la guerra al Sole

E=mc², non si riesce a collegare

Come abbiamo fatto Dio con le nostre mani

Medagliette di Satana

Tutte le nazioni si stanno sollevando

Attraverso campane acide d'amore e odio

L'incertezza ci ha ridotto così.

Tutte le nazioni si stanno sollevando

Attraverso campane acide d'amore e odio

Confusione e Furore

Questo corpo li ha portati giù invano

Io predicavo una piccola preghiera

Nel bunker in cui moriremo

Siamo i boia che mentono

Bombardieri lanciati senza possibilità d'essere richiamati

Brevissimo avvertimento sullo sganciamento del missile

Date un'occhiata al vostro ultimo giorno

Immaginando che non avrete il tempo di piangere

Fuori dall'universo, è nata una strana luce

Empia unione, trinità riformata

Fuori dal buio...

Fuori dal buio...

Fuori dal buio, più splendente di mille soli

Padre santo abbiamo peccato...

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categoria:musica, rock, heavy-metal
sabato, 29 settembre 2007

Bad Religion, New Maps Of Hell, 2007.

«Welcome to the new dark ages
I hope you're living right
These are the new dark ages
And the world might end tonight»

(New Dark Ages)

(Benvenuti nei nuovi tempi bui, spero che conduciate una vita giusta. Questi sono i nuovi tempi bui, e il mondo potrebbe finire stanotte)

I Bad Religion sono grandi perché se ne sbattono delle mode e delle tendenze musicali e paramusicali. Tanto per dire, ai concerti, dopo due ore di sudate, non concedono bis e nei dischi non inseriscono bonushidden tracks. Questo New Maps Of Hell procede sulla strada dei migliori Bad Religion, quelli di Against The Grain (1991), Generator (1992) e Recipe For Hate (1993), nel solco dei vecchi lavori della band, ripreso con il penultimo album The Empire Strikes First del 2004. I singoli pezzi sono tutti validi, e la perizia tecnica con la quale sono suonati fa sì che si apprezzino meglio dopo ripetuti ascolti, che valorizzano i continui cambi di ritmo - caratteristica che costituisce una indubbia evoluzione rispetto alle origini del punk - e perfino i coretti di sottofondo (gli oozin oohs and aahs, come li definisce il libretto), ci si rende conto, sono più apocalittici che enfatici. Inutile citare le singole canzoni (vabbe', cito New Dark Ages, perché si può ascoltare qui): non c'è una 21st Century Digital Boy, una Generator o una American Jesus, che spicchi sulle altre. New Maps Of Hell costituisce comunque una salda roccia nel mare della musica contemporanea.

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categoria:musica, punk, rock
venerdì, 10 agosto 2007

BRUCE SPRINGSTEEN (WITH THE SESSIONS BAND) - LIVE IN DUBLIN (2007)

Non lo faccio abitualmente, e tanto meno per Bruce Springsteen, del quale non sono mai stato un fan, ma devo ammettere che questo doppio cd (triplo, se si considera il dvd che documenta filmicamente il concerto) è un capolavoro. Preannunciato da We Shall Overcome. The Seeger Sessions (del quale ripresenta alcuni brani) dell'anno scorso, il live del Boss si presenta come un evento notevolissimo, probabilmente il più importante del 2007, fin dalle prime note, quelle di uno dei classici del rocker del New Jersey, Atlantic City. Accompagnato da una band di musicisti di prodigiosa bravura e strepitosamente affiatati (non ci sono parole per descrivere la prestazione di fiatisti come Art Baron e Clark Gayton), forse avvantaggiato dall'aria di Dublino, particolarmente idonea alla musica, Springsteen, in quelle serate di novembre 2006 ha fornito uno dei live più belli della storia. Basta sentire pezzi, alcuni tradizionali, altri di sua composizione, come Old Dan Tucker, Eyes On The Prize (la mia preferita), O Mary Don't You Weep (un'altra gemma), Jacob's Ladder, Pay Me My Money Down e chi più ne ha più ne metta. Le uniche ulteriori parole che mi sento di scrivere riguardo a questo album bellissimo è di ascoltarlo, possibilmente più e più volte, per apprezzare ogni singola nota che scaturisce dagli strumenti di questi musicanti in stato di grazia (inutile citarli tutti: sono uno più bravo dell'altro), orchestrati da un front man d'eccezione. Un'ultima citazione vorrei dedicarla all'esecuzione di un brano tradizionale come Jesse James, cavallo di battaglia di molti musicisti, in particolare americani, ed eseguita, in passato, dai miei amati Pogues (nell'album Rum, Sodomy & The Lash, 1985): la versione contenuta sul Live In Dublin è eccezionale, e per ritenerla tale basti sentire l'assolo di banjo (strumento spesso abbastanza anonimo) eseguito dal geniale strumentista Greg Liszt. Confessando la mia personale preferenza per il primo cd rispetto al secondo, ritengo che, se nel 2007 c'è un disco da comprare, è questo.Soozie Tyrell, Greg Liszt e il Boss

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categoria:musica, rock