Chi negli ultimi tempi si è stupito della conversione al cattolicesimo più integralista e retrivo - quello, per intenderci, rappresentato ai massimi livelli da Ratzinger e da Ruini - da parte dell'ascetico cantante del gruppo Per Grazia Ricevuta, già CCCP, già CSI, ovverosia di Giovanni Lindo Ferretti, non ha compreso quanto poco sforzo la conversione sia costata al suddetto artista. Chi non riesce a capacitarsi che colui il quale, appena quattro o cinque anni prima della caduta del Muro di Berlino, cantava "voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale e la stabilità" (Live in Pankow), seppure con tutta la carica provocatoria di una sanissima ironia, si sia ritrovato a difendere, in compagnia dell'ormai mitico Eminemce (Ruini), le posizioni negative con riguardo alla sperimentazione sulle cellule staminali (l'argomento dello sfortunato referendum dell'anno scorso) ed altre analoghe posizioni su aspetti etici e morali che hanno comunque pesanti influenze sulla nostra vita civile e politica, non considera quanto sia semplice passare da una fede cieca all'altra, dal comunismo di stampo togliattiano, beghino e zerbino nei confronti del verbo staliniano, al cattolicesimo più intransigente e intollerante, di stampo quasi medievale, rappresentato dal Verbo aggressivo di Papa Ratzinger.
Quello che semmai fa specie, ma non troppo, alla luce dell'esperienza degli ultimi anni, è che anche Ferretti si sia riscoperto la vocazione di portabandiera, alla pari del suo novello amico Giuliano Ferrara, altro ex vessillifero rosso, passato dalla falce e martello al doppio (anzi triplo) petto e alle comode poltroncione berlusconiane. E come lui il senatore Paolo Guzzanti, rosso ormai soltanto di chioma, che dal suo scranno di presidente della Commissione Parlamentare denominata Mitrokhin è stato protagonista della vergognosa manovra orchestrata per far passare Prodi e Pecoraro Scanio (ignobilmente soprannominato "Culattosky") come spie del KGB, per non parlare dell'avvocato berlusconiano Pecorella, già fautore del "soccorso rosso" agli albori degli anni settanta, oppure, ancora, l'ex sindaco comunista di Fivizzano (MS), Sandro Bondi. Tutte vittime della sindrome del portabandiera, disturbo della personalità che impone a chi ne è affetto di dover tenere sempre una bandiera in mano, meglio se di colore opposto a quella che si teneva precedentemente. Cambiare idea, nella vita, è sicuramente sintomo di intelligenza, mentre talvolta una coerenza ostinata si avvicina pericolosamente alla stupidità, ma volere essere sempre in prima fila a portare vessilli una volta bianchi, una volta rossi e una volta neri, è sicuramente indicatore di squallido opportunismo.
