sabato, 27 dicembre 2008
Valerio Evangelisti e Antonio Moresco, Controinsurrezioni, Mondadori, 2008, pp. 121 € 8,40.
Come sappiamo, in campo artistico non sempre alle buone intenzioni si accompagnano buoni risultati. E questo libro a quattro mani, scritto da due dei più importanti scrittori del panorama italiano attuale, conferma, purtroppo, la regola. Si tratta di due "pezzi" di argomento risorgimentale, un racconto di Valerio Evangelisti, ambientato alla fine dell'esperienza della Repubblica Romana, quando anche Garibaldi decide di abbandonare il campo. Il contributo di Moresco è invece una sorta di racconto cinematografico che ruota intorno alla spedizione di Carlo Pisacane a Ponza e Sapri, con il contorno della presenza di Giacomo Leopardi, che compone i Paralipomeni alla Batracomiomachia. Il risultato sono due testi di sconcertante banalità, che hanno l'unico merito, di partenza, di focalizzare l'attenzione del lettore su un periodo cruciale della storia italiana, una delle nostre rivoluzioni mancate o tradite. L'unità d'Italia è passata attraverso la monarchia sabauda, che in niente era diversa dalle altre monarchie europee dell'epoca, se non che era, interessatamente, antiasburgica, al contrario, ad esempio, dei Borboni del Regno delle Due Sicilie. E' comunque dal punto di vista prettamente letterario che l'operazione delude: l'Evangelisti della Controinsurrezione è lontanissimo parente del fantasioso autore di un piccolo gioiello come Cherudek, mentre il Moresco dell'Insurrezione non giustifica la stima di autore totale di cui gode attualmente. Nonostante il titolo collettivo che, rispecchiando l'assunto dell'operazione - le insurrezioni non funzionano mai, solo le controinsurrezioni riescono -, doveva essere di buon auspicio, il libercolo non vale, a mio parere, il prezzo della carta su cui è stampato. E me ne dispiaccio.
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sabato, 10 maggio 2008

Ryunosuke Akutagawa, Rashômon e altri racconti, TEA, 2002, pp. 304, € 9,00

Akutagawa (1892-1927) fu uno scrittore, la cui breve parabola artistica coincise con la sua breve vita: probabilmente rendendosi conto di star perdendo l'ispirazione, si suicidò ad appena trentacinque anni. E questo elemento tragico potrebbe anche suonare contraddittorio, se si considera che Akutagawa era un giapponese che si era convertito al cristianesimo. Non tutti i racconti di questa raccolta raggiungono lo stesso livello e, essendo stati composti in periodi lontanissimi, affrontano le tematiche care all'autore - sinteticamente, l'estrema difficoltà di afferrare il senso della vita (non ci scordiamo che Akutagawa fu un contemporaneo di Kafka) - con stili diversissimi: così, per citare soltanto i racconti che mi sono sembrati i suoi migliori, si passa dall'estremo realismo di Rashômon e Nel bosco (fondendo i quali Akira Kurosawa genialmente compose la sceneggiatura del suo primo grande successo internazionale) alle atmosfere satiriche e fantastiche di Toshishun e Nel paese dei Kappa. Molto significativo, per comprendere l'approccio cristiano alla vita di Akutagawa, anche il bel racconto Il Gesù di Nanchino, dove una giovane prostituta malata di sifilide, grazie al suo proposito di non accoppiarsi più con gli uomini per non essere causa di morte, viene riscattata da un redivivo Gesù, materializzatosi sulla Terra sotto la forma di un giovane puttaniere americano. Per dirla tutta, l'esperienza di lettura di questa raccolta di racconti non è stata esaltante come avrei sperato - ma non è stata l'unica delusione che ho ricevuto in quest'ultimo periodo - però il libro di Akutagawa tutto sommato appaga il lettore curioso di capire di più di una cultura che, nonostante tv e cinema, conosciamo ancora poco.

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