Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita (1955).
Ragazzi di vita ha una struttura più rapsodica e forse un contenuto meno sbozzolato, rispetto al successivo Una vita violenta (1959), dove un unico personaggio si sviluppa più classicamente per tutta la vicenda. Ma le tematiche che hanno reso grande - e fondamentale per la vita culturale italiana - Pasolini ci sono già tutte, e già sufficientemente sviluppate con la maestria del grande scrittore, grazie a una scrittura che fonde mirabilmente la lezione neorealistica con il lirismo prettamente pasoliniano (sviluppato poi anche nei primi film dell'artista), e produce alcune pagine memorabili.
In Ragazzi di vita, a fare le veci del protagonista unico c'è il Riccetto, che comunque una maturazione, nel corso degli eventi, la subisce: pur essendo ancora il ragazzo generoso che si tuffò nel fiume per salvare una rondine, alla fine non ripete ilò gesto per salvare un ragazzino che pure conosce, perché ormai ha trovato un lavoro e si è integrato, e capisce che "gettarsi a fiume lì sotto il ponte voleva proprio dire esser stanchi della vita".
Con questa rapsodia del proletariato romano, Pasolini porta avanti la sua descrizione e analisi di un "volgo disperso" senza un minimo di speranza, colmo di slanci di generosità e cadute nella turpitudine, e sul quale incombe inesorabile un destino di tragedia.

Ispirato ai ragazzi di vita di Pasolini, qui sceneggiatore (con il francese Jacques-Laurent Bost, per ragioni di coproduzione), è il film La notte brava, del regista pistoiese scomparso cinque anni fa. Cresciuti e un po' ripuliti rispetto agli originali pasoliniani, i personaggi sono sempre quelli, un giorno disperati per rimediare un piatto di minestra, l'altro carichi di soldi da sperperare nel giro di una notte. Nel mezzo c'è lo schifo, la miseria morale e materiale, la noia, il disprezzo per i miserabili (le prostitute), gli infelici (il sordomuto), ma anche per i ricchi annoiati come Achille. Le atmosfere sono quelle giuste, le facce anche (sebbene i due protagonisti vengano dalla Francia), la Roma descritta è ancora quella distrutta e stracciona del dopoguerra. Certo, manca la poesia dei romanzi e dei primi film di Pasolini (come Accattone e Mamma Roma), ma la pellicola di Bolognini è sicuramente una delle sue migliori.