domenica, 27 luglio 2008

Squirm - I carnivori venuti dalla savana (USA, 1976) di Jeff Lieberman. Con Don Scardino (Mick), Patricia Pearcy (Geri Sanders), R. A. Dow (Roger Grimes), Jean Sullivan (Naomi Sanders), Peter Maclean (lo sceriffo Jim Reston), Fran Higgins (Alma Sanders), Carl Dagenhart (Willie Grimes), Barbara Quinn (la ragazza dello sceriffo).

Un violento ciclone spezza i cavi dell'elettricità nei pressi di un villaggio della Georgia ai bordi di una palude. I cavi, scaricando l'energia elettrica a terra, trasformano i vermi della zona, usati come esche per la pesca, in temibili predatori di carne umana.

Al contrario che nei film di fantascienza degli anni Cinquanta, nei quali i conquistatori arrivavano da altri pianeti, qui il pericolo si annida direttamente nel sottosuolo americano. Era già successo con La notte dei morti viventi di Romero, che il mix tra fenomeni naturali e tecnologia umana producesse mostri; del resto si sono già viste api killer, alligatori mostruosi e addirittura pomodori assassini, che lo divewntino anche i miti anellidi che popolano il nostro sottosuolo non può fare meraviglia. Ciò che stupisce è, semmai, l'incredibile pressappochismo con il quale questo film è stato condotto, dalla sceneggiatura alla realizzazione sul territorio (solo per fare un esempio, dopo che ha scorrazzato in lungo e in largo per le paludi, il protagoniste ha ancora le scarpe nuove di calzaturificio). La fotografia di Joseph Mangine è buona, ma la regia dell'allora giovane Lieberman tiene il suo horroraccio in serie B e in piena zona retrocessione.

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lunedì, 26 maggio 2008

Bakterion - I vivi invidieranno i morti (Italia/Spagna, 1982) di Teodoro Tonino Ricci. Con David Warbeck (il capitano Kirk), Janet Agren (Jane Blake), Roberto Ricci (il prof. Adams), Miguel Herrera (il dott. Vince), Franco Ressel (Milton), Josè Ruiz Lifante (il sergente O'Brien), Eugenio Benito (Padre Braun), Josè Marìa Labernié (il col, Rudridge), Fabian Conde (l'ubriaco), Carlos Larrañaga (Duke).

Una grossa ditta biochimica inglese sta facendo esperimenti per un'arma batteriologica, ma lo scienziato che conduce la ricerca rimane contaminato e si trasforma in un mostro assassino che fa strage nella cittadina limitrofa. Le alte sfere politiche e militari decidono che la soluzione migliore è bombardare l'intera zona, mentre un indefesso capitano e un'intrepida dottoressa cercano di trovare il mostro e metterlo fuori combattimento.

Una stronzata colossale: il film non funziona mai e non ci credono neanche il regista e gli attori, mentre gli sceneggiatori spagnoli cercano in tutti i modi di allungare il brodo per dare una qualche improbabile consistenza all'intera operazione. Vengono affastellate senza ritegno risibili citazioni di altri film (la ragazza accoltellata nella doccia come in Psyco, l'ubriaco fatto a pezzi come in decine di filmetti americani di serie B ecc.), in un'ambientazione che, chissà perché - vista la coproduzione italoiberica - è chiaramente inglese. Anche se poi le automobili (esclusa quella della polizia) dei cittadini, quasi tutte Ford Fiesta, hanno inopinatamente la guida a sinistra come nell'Europa continentale. La presenza di Janet Agren è in questo caso perfettamente inutile, mentre il povero David Warbeck (1941-1957) tenta inutilmente di rappresentare l'eroe di turno. L'unico che si salva è Franco Ressel (1925-1985).

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mercoledì, 12 marzo 2008

L'eretica (Spagna, 1975) di Amando de Ossorio. Con Julián Mateos (Padre Juan), Marián Salgado (Susan Barnes), Fernando Sancho (il capo della polizia), Lone Fleming (Anne Crawford), Ángel del Pozo (il ministro Barnes), Kali Hansa (la strega zingara), Tota Alba (madre Gautère), Daniel Martin (William Grant), María Kosty (Esther).

La figlia del ministro degli interni viene posseduta dallo spirito di una vecchia strega che si è suicidata per sfuggire alla polizia. Dopo averne combinate di tutti i colori, la bambina cercherà di sacrificare a Lucifero un nenonato non ancora battezzato.

Tra la saga dei resuscitati ciechi e l'uscita di questo film, c'era stato il grande successo internazionale dell'Esorcista di Friedkin. Come in Italia c'era stato L'anticristo di De Martino, in Spagna de Ossorio se ne viene bel bello con questo film ridicolo che tenta di riproporre qualcuna delle situazioni più raccapriccianti del film americano. In un paio di scene de Ossorio riesce, inopinatamente, anche a spaventare lo spettatore, ma il tutto resta di una mediocrità sconcertante, anche se in alcuni momenti il film, senza volerlo, fa ridere a crepapelle, come quando la bambina chiede all'esterrefatto sacerdoti se anch'essi, come tutti gli altri uomini abbiano "il cazzo", oppure quando si rivolge all'infermiera, che sta per farle un'iniezione, dicendole di non azzardarsi ad infilarle "quell'ago nel culo".

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lunedì, 10 marzo 2008

Terror Beach (Spagna, 1975) di Amando de Ossorio. Con Victor Petit (Dott. Henry Stein), Maria Kosty (Joan Stein), Sandra Mozarowsky (Lucy), José Antonio Calvo (Teddy), Julia Saly (Tilda Flanagan), Javier de Rivera (il vecchio dottore), Maria Vidal (la madre di Tilda), Susana Estrada (prima ragazza sacrificata).

I resuscitati ciechi questa volta arrivano cavalcando al rallentatore sulla spiaggia, come il cavallo della vecchia pubblicità del bagnoschiuma Vidal. Strappano il cuore ad una vergine che i simpatici compaesani hanno appositamente incatenato sulla scogliera, e lo danno in pasto a una specie di idolo che somiglia un po' a Dini. Nel frattempo nel villaggio arriva il nuovo dottore che sostituisce il vecchio medico condotto, il quale se la dà neanche tanto elegantemente a gambe. Poi lo scemo del villaggio a la spia, i compaesani lo bastonano, il medico lo cura e i Templari l'ammazzano. Alla fine il medico e la fidanzata, che hanno cercato invano di salvare dal sacrificio la loro domestica Lucy, distruggono l'idolo a cui si erano votati i malefici Templari e questo dovrebbe costituire la fine della saga.

De Ossorio, per questo film che è conosciuto con vari titoli (oltre a quello inglese, anche come La notte dei gabbiani e La notte dei resuscitati ciechi), sceglie un'ambientazione vagamente celtica - potrebbe essere l'Irlanda o la Scozia - in cui far muovere i suoi ossuti personaggi. Ma il risultato, almeno rispetto al capitolo precedente, non cambia: a una trama ripetitiva si aggiungono brani di pellicola riciclati dal film capostipite, una sceneggiatura banale quasi come quella della Nave maledetta e dei dialoghi di una banalità sconcertante. L'unica nota positiva di questo film è che pone fine alla ormai spossata saga dei morti senza occhi.

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domenica, 09 marzo 2008

La nave maledetta (Spagna, 1974) di Amando de Ossorio. Con Maria Perschy (Lilian), Jack Taylor (Howard Tucker), Bárbara Rey (Noemi), Carlos Lemos (il professor Grüber), Blanca Estrada (Kathy), Manuel de Blas (Sergio), Margarita Merino (Lorena Kay).

Due modelle sono mandate in mezzo al mare con un motoscafo per un misterioso lancio pubblicitario. Purtroppo la loro rotta è incrociata da un antico galeone sul quale viaggiano, comodamente adagiati nei loro sepolcri, gli scheletri di un gruppo di cavalieri templari, morti da secoli, ma che, grazie ad antichi riti orientali che prevedono sacrifici umani, tornano ogni tanto ad un simulacro di vita.

Il terzo episodio della saga dei resuscitati ciechi segna l'inesorabile fine del ciclo. De Ossorio non sembra più in grado di inventarsi una trama plausibile che giustifichi anche lontanamente le imprese dei suoi morti senza occhi. E non è che la trama risulti più o meno credibile rispetto agli altri episodi - lo spettatore sa già che deve aspettarsi qualcosa di non credibile - è che tutto puzza lontano un miglio di pretesto per mostrare le sequenze in cui compaioni i morti senza occhi: la sceneggiatura è impalpabile, i dialoghi risibili, gli interpreti inadeguati e il tutto, più che incutere terrore, induce nello spettatore un senso misto tra pietà e noia.

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sabato, 08 marzo 2008

La cavalcata dei resuscitati ciechi (Spagna, 1973) di Amando de Ossorio. Con Tony Kendall [Luciano Stella] (Luis Marlos), Fernando Sancho (il sindaco Ortiz), Esperanza Roy (Vivian), Frank Braña (Da Costa), José Canalejas (Murdo), Loreta Tovar (Marta), Lone Fleming (Amelia), Ramó Lillo (il marito di Amelia), Maria Nuria (la bambina), José Thelman (Juan, l'amante di Marta), Juan Cazalilla (il ministro dell'interno), Betsabé Ruiz (l'amante del ministro), Luis Barboo (il Templare giustiziato), Francisco Sanz (il capostazione).

Seconda avventura per i morti senza occhi. Se nelle Tombe dei resuscitati ciechi i Templari uscivano dai sepolcri di un cimitero adiacente ad un monastero abbandonato posto in una regione deserta, qui, non si sa perché, escono da un camposanto vicinissimo ad un villaggio. Gli abitanti - stranissima gente - di un villaggio spagnolo o portoghese (non si capisce bene) festeggiano (?) con i fuochi artificiali il cinquecentesimo anniversario del rogo con il quale i loro antenati giustiziarono una setta di Templari rientrati dall'oriente importando dei riti satanici tesi a vincere la morte mediante sacrifici umani e laute bevute di sangue di vergine. Il primo problema, piccolo in confronto agli altri, è che il pirotecnico è l'ex amante dell'attuale fidanzata del sindaco del paesino, un anziano ciccione avido di denaro. Come se non bastasse, la ragazza (della quale da ragazzi avremmo detto "è brutta ma ci ha der maiale addosso") è concupita anche dal forzuto aiutante del primo cittadino. Oltre tutto, c'è uno scemo del villaggio che è convinto che i Templari resuscitino per vendicare le angherie che è sempre stato costretto a subire dai compaesani, adulti e bambini. Quando la festa è in pieno svolgimento, e tutti stanno ballando in piazza, i resuscitati ciechi arrivano con i loro cavalli al rallentatore (v. il film precedente) e, con una ben coordinata carica di cavalleria, sterminano la brava gente di Berzano. Riescono a fuggire soltanto poche persone: il fuochista, il sindaco, l'aiutante, la fidanzata, una famigliola con una bambina, lo scemo del villaggio e una biondina un po' ninfomane. Il gruppetto si rifugia in chiesa, ma i morti senza occhi li assediano da fuori. Per fortuna i satanici cavalieri hanno paura del fuoco e rispettano i bambini. E soprattutto, diversamente da quanto avveniva nelle Tombe dei resuscitati ciechi (dove caricavano alla luce del sole come se niente fosse), si dissolvono all'apparire dell'alba, come se fossero spaventapasseri di cencio e paglia.

Il secondo film di de Ossorio sui resuscitati ciechi fa intravedere che ormai la saga è già al termine, perché un'idea, seppure brillante (anche se ricavata dall'intuizione zombesca di George A. Romero), non può essere spolpata all'infinito. Il difficile è, in modo particolare, imbastire una sceneggiatura credibile che giustifichi gli sviluppi drammatici che conducono ad un finale tutto sommato abbastanza lieto. Il talento (più che registico) visivo e visionario di de Ossorio non è in discussione, perché anche qui sono inserite immagini inquietanti di paesini iberici che sembrano usciti dai villaggi del Don Chisciotte o del Manoscritto trovato a Saragozza, ma la trama sconta cadute nella satira di bassa lega, come dimostra la figura macchiettistica del ministro dell'interno, che si riempie la bocca di belle parole ma pensa soltanto alle gozzoviglie (ed è forse per questo che il film si pensa ambientato in Portogallo, dato che il generalissimo Franco non avrebbe apprezzato più di tanto che si ridicolizzasse un suo ministro). E poi vi sono cadute nell'incredibile che non si possono accettare neanche in un horror di questo tipo: passino i Templari arsi sul rogo che si risvegliano nel quinto centenario per vendicarsi dei discendenti di coloro che li misero a morte, passi anche che mentre i pochi superstiti sono assediati in chiesa da quegli scheletri malintenzionati l'aitante Da Costa pensi a farsi l'atticciata Vivian, ma quando gli assediati trovano un telefono in chiesa (mah!) non potevano telefonare alla più vicina stazione di polizia anziché chiamare due volte quell'imbecille del ministro?

Gli attori fanno quello che possono, soprattutto il nostro Luciano Stella (in arte Tony Kendall), anche se vedere il grassoccio Fernando Sancho, che siamo abituati a vedere nella parte del cattivo messicano nei film di Franco e Ciccio, recitare una parte seria lascia una certa sensazione di straniamento quasi brechtiano. Giudizio critico sintetico sul film: sufficiente, nonostante tutto.

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categoria:cinema, horror
venerdì, 07 marzo 2008

Le tombe dei resuscitati ciechi (Spagna/Portogallo, 1972) di Amando de Ossorio. Con Lone Fleming (Betty Turner), César Burner (Roger Whelan), Helen Harp [María Elena Arpón] (Virginia White), José Thelman (Pedro Candal), Rufino Inglés (l'isp. Oliveira), Véronica Llimera (Nina), Simón Arriaga (il custode dell'obitorio), Francisco Sanz (il prof. Candal), Juan Cortés (il medico legale), Antonio Orengo (il macchinista), Maria Silva (Maria), Britt Nichols (la vergine sacrificata).

Virginia è una ragazza straniera in vacanza in Spagna insieme al fidanzato Roger. Incontrata la vecchia amica Betty, con la quale anni prima aveva avuto una relazione, la ragazza s'ingelosisce e fugge dal treno che sta attraversando una landa desolata. Passerà la notte in un antico monastero, nei pressi del quale giacciono i cadaveri di una setta di Templari, dediti a riti satanici e bruciati sul rogo cinque secoli prima, che hanno la brutta abitudine di risvegliarsi ogni notte per andare a dissetarsi con il sangue altrui.

Amando (senza erre) de Ossorio (galiziano, 1918 - 2001) riesce nell'impresa, abbastanza difficile, di far sembrare originale una versione iberica ed autarchica della Notte dei morti viventi (1968) di Romero. Là erano i cadaveri risvegliati dalle radiazioni nucleari, qui i Templari risvegliati dalla sete di vendetta per la morte violenta patita secoli prima: in america è la tecnologia che genera i mostri, nella vecchia Europa è la Storia che torna a flagellare il genere umano con la propria violenza (e non a caso la Spagna in cui uscì il film di de Ossorio assisteva agli ultimi rantoli del regime franchista). Ovviamente i primi ad essere colpiti sono coloro che si comportano con ingenuità, senza tenere conto del prso delle tradizioni: così come la giovane Virginia, che si butta dal treno in corsa per avventurarsi in quella landa desolata, dalla quale era stata diffidata, e passa la notte nel vecchio convento, addirittura indossando il baby doll ed addormentandosi con la radiolina che trasmette musica jazz. E i Templari raramente apprezzano la musica jazz.

La notte dei resuscitati ciechi - un titolo che mette paura da solo - è un film spregiudicato anche per la truculenza di certe scene (che comunque non disturba mai) ed anche per una certa audacia in campo sessuale, anche se moralisticamente la nudità e il sesso sono sempre associate al sangue che sgorga dai tagli causati dalle spade dei cavalieri. I quali sono sì ciechi, ma ci sentono benissimo e (trovata geniale del regista) riescono ad individuare le proprie vittime ascoltandone il battito cardiaco, come se si fosse nel racconto Il cuore rivelatore di Poe. Trattandosi di cavalieri, era impossibile per il regista riprodurre l'andatura catatonica degli zombi romeriani, anche per la difficoltà di costringere i cavalli a mantenere un simile passo, ragion per cui de Ossorio ricorre all'espediente di far muovere sempre i cavalieri al ralenty, anche per dare alle vittime designate il vantaggio della mobilità. Ma neppure il treno servirà per sfuggire alla sete di sangue dei terribili guerrieri medievali: approfittando della lentezza del mezzo (neanche fosse la littorina per Saline di Volterra), i Templari fanno strage di donne e bambini e si apprestano a scendere alla stazione successiva, provocando l'urlo finale di terrore dell'unica sopravvissuta e del capostazione.

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lunedì, 07 gennaio 2008

Un'ombra nell'ombra (Italia, 1979) di Pier Carpi. Con Anne Heywood (Carlotta), Lara Wendel (Daria), Valentina Cortese (Lena, la professoressa), Irene Papas (Raffaella), Marisa Mell (Agata), Paola Tedesco (Almarosa), Ian Bannen (il professore), Frank Finlay (Paul), John Philip Law (l'esorcista), Ezio Miani (Lucifero), Carmen Russo (un'indemoniata).

Da alcune donne, che hanno avuto rapporti carnali niente meno che con Lucifero, sono nate due figlie il cui padre è proprio l'angelo caduto. Le due ragazze, consapevoli della propria natura, adottano comportamenti diversi: una si toglie la vita, mentre l'altra cerca di sfruttare i propri poteri per impadronirsi del mondo.

Che non si tratti di una cosa seria si capisce subito, quando viene messo in scena una specie di sabba tra alcune ragazze in costume ancillare, o addirittura nude, e Lucifero. Il film prosegue di inverosimiglianza in inverosimiglianza - e ci si domanda come attrici serie, quali Irene Papas e Valentina Cortese, si siano potute prestare a una tale scempiaggine - fino ad un ridicolissimo finale in cui la ragazzina diabolica si fa portare in taxi a Piazza San Pietro per uccidere, si pensa, il papa. La lotta tra Bene e Male non veniva rappresentata in modo così ingenuo neanche nella mitologia sumera. Una coglionata, solo per eventuali fan di Carmen Russo, protagonista assoluta del sabba iniziale.

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sabato, 30 dicembre 2006

Adrénaline (Francia, 1989) di Yann Piquer, Anita Assal, Barthélémy Bompard, Philippe Dorison, John Hudson, Jean-Marie Maddeddu, Alain Robak. Con Jean-Marie Maddeddu, Clémentine Célarié, Franck Baruk, Alain Aithnard, Barthélemy Bompard, Marie-Christine Munchery, Yann Piquer, Anne-Marie Pisani, Carla Taillol.

Yann Piquer in "AdrĂ©naline"Fortunatamente non si tratta del solito film ad episodi, ma come è stato giustamente notato, di "una compatta antologia della crudeltà" (Mereghetti), coordinata in maniera intelligente da Yann Piquer, che è anche autore, insieme a Jean-Marie Maddeddu (questi notevolissimo pure nei panni di attore), degli episodi migliori, tra i quali primeggia, per nerissimo umorismo che sarebbe piaciuto a Breton e al gruppo dei surrealisti, il segmento Interrogatorio, nel quale un tizio, al quale un sadico chiede di dire dove si trovi l'amata, non parla per amore, ridendo in faccia al torturatore il quale pezzo per pezzo gli taglia tutte le parti del corpo, e alla fine, ridotto alla sola testa, ottiene dalla donna l'agognato guiderdone erotico.

Un film che tra gli altri pregi possiede quello della sintesi: in meno di un'ora e un quarto i registi ci gettano, con un ghigno beffardo sulle labbra, in un mondo talmente orrorifico da far soffocare (talvolta anche dalle risa), sottraendocene un attimo prima che sia troppo tardi. Notevoli anche gli episodi Corridoio, Urgenza, Tv Buster e Scultura fisica.

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domenica, 12 novembre 2006

H 2 odio (Italia, 2006) di Alex Infascelli. Con Chiara Conti (Olivia), Claire Falconer (Summer), Anapola Mushkadiz (Ana), Olga Shuvalova (Christina), Mandala Tayde (Nicole), Mauro Coruzzi [Platinette] (lo psichiatra).

H 2 odioDeludente, nonostante tutto. Nonostante una tecnica registica virtuosa e ultramoderna, nonostante un buon cast di attrici giovani, nonostante un'ambientazione claustrofobica che avrebbe fatto sperare in risultati migliori. La spiegazione affidata alla didascalia finale non migliora la situazione. Né chiarisce il comportamento ambiguo delle amiche della protagonista relativamente alla dieta drastica che il gruppetto intenderebbe affrontare. Il giovane regista Infascelli tenta, spesso invano, di districarsi fra i rimandi a colleghi più titolati, dal primo Dario Argento al Kubrick di Shining - dagli sgocciolamenti alle vere e proprie piogge di sangue - e, passando per i nuovi horror nippocoreani, fino al Pupi Avati della Casa dalle finestre che ridono, che in questo genere, resta, almeno in Italia, insuperato. Inspiegabile, se non nell'ottica della distribuzione del film verso il mercato internazionale, l'impiego di attrici straniere (tra le quali la pur bella Mandala Tayde) per interpretare il gruppo di amiche della protagonista. Giudizio sintetico: poco arrosto.

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