Burn After Reading – A prova di spia. Di Joel ed Ethan Coen. Con John Malkovich, Tilda Swinton, George Clooney, Brad Pitt, Frances McDormand, Richard Jenkins. Il servizio
segreto U.S.A., la C.I.A., è diviso in due sezioni: l’U.C.A.S. (Ufficio complicazione Affari Semplici) e l’U.S.A.C. (Ufficio Semplificazione Affari Complicati). Della prima fa parte il mediocre analista John Malkovich, rimosso dall’incarico, che perde un CD Rom contenente un file con le proprie memorie di spia; della seconda fa sicuramente parte il capo del servizio segreto, per il quale non esistono sfumature: chi può rivelarsi pericoloso deve essere eliminato o, nella peggiore delle ipotesi, pagato per tacere. Il film dei Coen riflette l’America bushiana, stretta tra i due estremi dell’incipiente crisi economica e della pervasività degli apparati della sicurezza. In questo contesto anche l’ambasciata russa (stavo per scrivere sovietica) può apparire come una scialuppa di salvataggio, salvo scoprire che neanche le spie russe sono più quelle delle un tempo: perfino nel cuore della loro sede diplomatica la C.I.A. e i suoi dollari hanno insediato quinte e seste colonne. Burn After Reading è uno dei migliori film degli ultimi Coen: nel quale non succede niente se non un gran caos. Anzi, un casino totale.
Ottimo Clooney (anche se non amo la sua voce italiana), bravissima come sempre la McDormand; non mi è piaciuto, invece, Brad Pitt, il cui personaggio (e di conseguenza la sua recitazione) è troppo caricato.

Hughes.
Quando Zidane decise di lasciare la Juventus, la scusa fu che sua moglie voleva vivere in una città sul mare. Infatti, il calciatore si trasferì al Real Madrid. E Madrid, come si sa, è una città quale Parigi, Praga, Mosca... tutte bellissime capitali, ma il mare, semplicemente, non c'è. Salvatore, invece, si sente il mare dentro, ed è questo uno dei fattori principali della sua irrequietezza di giovane che vive nel calderone multietnico che è la Madrid dei nostri giorni. Una capitale spagnola che troviamo, all'inizio del romanzo di Vittorio Cotronei, sconvolta dagli attentati dell'11 marzo 2004, quelli che decretarono, nello spazio di un giorno, la fine dell'era Aznar e il sorgere dell'astro Zapatero. I tormenti di Salvatore sono quelli di uno dei nostri giovani, di chi appartiene ad una generazione che ha avuto grandi opportunità, grandissime speranze e, talvolta, delusioni di grandezza direttamente proporzionale. Si tratta di giovani quasi tutti laureati e quasi tutti, più o meno provvisoriamente, emigrati all'estero, chi a Madrid chi a Barcellona, Parigi o Edimburgo. Grazie al programma Erasmus e alle opportunità fornite dall'Interrail o dai viaggi aerei low cost, hanno già conosciuto l'Europa ed il mondo, ed hanno avuto modo di giudicarli migliori della nostra Italietta d'oggi. Altri tempi, quando a Montescudaio si parlava di Dandolo, quasi come se fosse un esploratore planetario del calibro del professor Livingstone o di Amundsen.