(Pino), Laura Betti (Milena Moretti), Giancarlo Sbragia (il signor Moretti), Nicola De Buono (Luciano), Ugo Conti (il figlio di Alfredo), Claudio Bisio (l'ortolano), Carlo Monni (il capotreno), Stefano Sarcinelli (l'intervistatore).Bertolucci junior continua un po' da sempre a cercare un proprio stile cinematografico. Qui segue le peripezie del giovane esperto di cammelli Ferruccio Ferri, prima alle prese con un impresario imbroglione e poi con la famiglia di una ragazza che gli ha chiesto di salvarla da un matrimonio non gradito. Lo spunto è interessante, però, dopo la prima parte che procede surrealmente a dorso di cammello attraverso la Pianura Padana, il film s'incarta in un episodio ferroviario, che sembra la brutta copia delle candid camera di Nanni Loy. Lo scioglimento del film quasi chapliniano non convince e lascia tutta l'operazione un po' vagolante a mezz'aria. Paolo Rossi, purtroppo, al cinema non ha sfondato né come cabarettista intellettuale né come comicarolo d'assalto.
Kamikazen - Ultima notte a Milano (Italia, 1987) di Gabriele Salvatores. Con Paolo Rossi (Walter Zappa), Silvio Orlando (Nicola Minichino), Claudio Bisio (Vincenzo Amato), Gigio Alberti (Bruno), Flavio Bonacci (Corallo), Nanni Svampa (Colombo), Mara Venier (Caterina De Lellis), Antonio Catania (Tony Pesci), Maria
L'esordio cinematografico di Salvatores (escludendo l'esperimento del SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE) ci regala lo spaccato di una Milano che, al tramonto degli anni Ottanta, non è, fortunatamente, soltanto la città da bere e la metropoli presa in appalto da tangentari e paninari. Il regista denota, inoltre, una certa padronanza nel manovrare la macchina da presa, evidenziandosi già quale il cineasta che, di lì a poco, avrebbe portato a casa un immeritato Oscar (sebbene, in quanto a premi immeritati, si trovi in buona e numerosa compagnia). KAMIKAZEN mette anche in mostra una nuova generazione di comici di valore, da Paolo Rossi a Silvio Orlando, da Antonio Catania a Claudio Bisio. Il primo è forse quello che, al cinema, dà un profitto inferiore al proprio valore complessivo, mentre gli altri giustificano, fin da questo esordio, l'impiego che il cinema ha fatto di loro negli ultimi anni. Buona la resa spettacolare di una Milano notturna, pochissimo glamour. Il peso specifico del film resta, comunque, scarsino.
Pane, burro e marmellata (Italia, 1977) di Giorgio Capitani. Con Enrico Montesano (Bruno De Santis), Claudine Auger (Betty), Rossana Podestà (Simona), Rita Tushingham (Vera De Vizis), Laura Trotter (Margherita Bertelli), Adolfo Celi (il commendator Aristide Bertelli), Franco Giacobini (il marito di Simona), Jacques Herlin (il prof. Gaetano Arfè), Stefano Amato (garzone della drogheria), Simona Mariani (Martina), Dino Emanuelli (il prof. Colli-Pedretti), Emilio Delle Piane (Nicola), Ennio Antonelli (locandiere), Pietro Tordi (il prete), Angelo Pellegrino (il tecnico dello studio TV).
Il grado zero del cinema. Nel senso di zero assoluto (273,15 °C). Un copione insussistente che farebbe rabbrividire il povero Feydeau, recitato da uno dei nostri comici più mediocri e da un trio di attrici in decadenza artistica, oltre che fisica. Non c'è un guizzo registico, non una sola invenzione, nemmeno una gag che faccia arricciare il labbro in un qualcosa che possa lontanamente somigliare a un sorrisino. Non c'è niente: e quel poco che si vede è falso come la classica banconota da 6.700 lire del vecchio conio. L'unica preoccupazione del regista, oltre che tirare a campare fino alla fine di questa immonda ciofeca, è trovare qualche improbabile scusa per mostrare l'immancabile bottiglia di J&B. Dispiace soprattutto per la gloriosa Rita Tushingham di Sapore di miele, ma bisogna pur dire che questo Pane è risecchito, il Burro rancido e la Marmellata ammuffita.
Culastrisce, nobile veneziano (Italia, 1976) di Flavio Mogherini. Con Marcello Mastroianni (il marchese Luca Maria Sbrizon), Lino Toffolo (Agostino Nebiolo), Claudia Mori (Nadia; Luisa di Libo List), Adriano Celentano (Sprint Boss),
Silvano Bernabei (Vincenzo), Flora Carabella (zia Alvisa), Anna Miserocchi (Helga), Olga Bisera (la barista), Alvaro Mancori (Nane), Andrea Aureli (l'onorevole).Fellinista senza essere Fellini, Mogherini possiede spesso qualche attributo negativo, senza avere, in cambio, qualche elemento positivo che lo compensi. Culastrisce prende in prestito molte tra le caratteristiche deteriori del cinema italiano a cavallo tra i decenni Sessanta e Settanta. Prende la poetica dei mimi di Blow Up (senza la cognizione dei tempi di Antonioni) e la frulla con il fellinismo toninoguerriano che avanza tra gli anfratti meno riusciti di Amarcord. In più, cerca di aggiungere qualche improbabile elemento di commedia surreale, affidandolo al tuttofare Toffolo, nonché di sfruttare la fama immeritata della coppia più bella del mondo (forse del loro mondo) Celentano - Claudia Mori. Il risultato, nonostante Mastroianni, è patetico.

Taranto (l'ispettore Mastrillo), Erminio Macario (il col. La Matta), Ugo D'Alessio (il brigadiere Di Sabato), Mario Castellani (il comm. Filippo Lancetti), Rossella Como (la moglie di Lancetti), Dany Paris (Jacqueline), Nino Terzo (l'agente Pappalardo), Carlo Delle Piane (Pecorino), Mario De Simone (Spampinato), Luciano Bonanni (un meccanico ladro), Pietro Carloni (il cognato di Lancetti).
Con John Malkovich (Wilhelm Friedrich Murnau), Willem Dafoe (Max Schreck), Udo Kier (Albin Grau), Cary Elwes (Fritz Arno Wagner), Catherine McCormack (Greta Schröder), Eddie Izzard (Gustav von Wagenheim), Aden Gillett (Henrik Galeen).
(Deitrich), John Hurt (Adam Sutler), Tim Pigott-Smith (Creedy), Rupert Graves (Dominic), Sinéad Cusack (Delia Surridge), Clive Ashborn (Guy Fawkes).
Martinkova (Susanna), David Groh (Don Carbo), Isa Miranda (la tenutaria del bordello), Eduardo Ciannelli (Parker), Vittorio Duse (Mac Brown), Nello Pazzafini (un poliziotto).
Un regista cinefilo per una storia di cinema. La premessa era buona. Il risultato non lo è. Doveva essere una ricostruzione più o meno fedele - e sotto mentite spoglie - della lavorazione del film La porta del cielo di Vittorio De Sica, avvenuta durante il periodo dell'occupazione tedesca di Roma. Ciò che alla fine si vede è un prodotto paratelevisivo, pieno zeppo di luoghi comuni e recitato, salvo un paio d'eccezioni, con una piattezza che induce ad un vendicativo sbadiglio. I personaggi, a cominciare dal regista (affidato al diligente ma inespressivo Scarpati) sono quasi tutti descritti secondo i canoni di un buonismo veltroniano che alla lunga non può che irritare: sono tutti molto carini, con dei denti bianchissimi da fare invidia alla vecchia pubblicità del Durbans, ma sono talmente inutili che non riescono mai ad emozionare, neanche nei momenti più drammatici (personalmente, durante i bombardamenti, ho sperato che le bombe solitamente poco intelligenti degli americani avessero l'ingegno di colpire questi scemi a cottimo). La maggior parte delle storie sono incastrate male e ce n'è una che non c'entra un tubo con il resto, ovverosia la storiellina d'amore tra la costumista e il fotografo. Insomma, il momento di passaggio dal cinema dei telefoni bianchi a quello del neorealismo, benissimo incarnato dalla sempre brava Giuliana De Sio, meritava un cantore più ispirato. Ponzi mirava a comporre un poema ed invece ha costruito una più che mediocre filastrocca.
nonno, detto "er Chiavica"), Bombolo (Capoccione), Leo Gavero (l'onorevole Ventimiglia), Alfredo Rizzo (l'Avv. Randolfi), Caterina Boratto (la mamma di Franco), Francesco Anniballi (Sor Gigi), Ennio Antonelli (Cicerchia), Salvatore Baccaro (l'anima gemella), Sergio Di Pinto (Pancotto), Andrea Aureli (Giacinto), Tony Scarf (Ciarsbronson), Elisa Mainardi (Madama di Tebe), Valerio Isidori (Bingo), Mimmo Poli (Er Buiaccaro).
padre di Paolo), Nino Besozzi (il presidente dell'EIAL), Luciana Turina (Orietta Guidotti).
banca), Enrica Bonaccorti (Adele), Edda Ferronao (la signora Barti), Olga Bisera (la moglie del sindaco).