sabato, 31 maggio 2008

Spetters - Spruzzi (Olanda, 1980) di Paul Verhoeven. Con Hans Van Tongeren (Rien), Renée Soutendijk (Fientje), Toon Agterberg (Eef), Maarten Spanjer (Hans), Marianne Boyer (Maya), Ab Abspoel (il padre di Rien), Rutger Hauer (Gerrit Witkamp), Jeroen Krabbé (Frans Henkhof), Jonna Koster (la moglie di Gerrit).

Tre giovani amici olandesi sono appassionati di motocross e sognano di emulare le gesta del campione mondiale Gerrit Witkamp: uno di loro, dotato di vero talento, resterà paralizzato a seguito di un incidente, un altro si dimostrerà una schiappa e preferirà il matrimonio con la fidanzatina ufficiale, il terzo, ottimo meccanico, si scoprirà omosessuale. Tutti e tre avranno nel frattempo corteggiato e deluso la bella Fientje, che gestisce insieme al fratello una friggitoria ambulante.

Verhoeven dimostra un buon talento registico, anche se nel 1980 era difficile prevedere che sarebbe divenuto uno dei maggiori direttori di Hollywood. Sfruttando anche la tradizionale libertà olandese in materia di morale sessuale, poi, Verhoeven può permettersi di affrontare tematiche che alle nostre latitudini si stenta a mettere in scena perfino oggi, e il regista di Amsterdam lo fa, mostrando sul grande schermo scene che si avvicinano molto all'hardcore, specialmente sul versante gay (c'è una scena di violenza omosessuale che lascia quasi esterrefatti). Il clima del film, seppure affrontato con un approccio più cupo, sembra lo stesso del contemporaneo filmetto americano All American Boys (1980) di Peter Yates, ma qui non tutto funziona a dovere. Insomma, sembra più un film su commissione che un film d'autore, più un film all'americana che all'europea: ecco, forse sta qui il sgreto del successo hollywoodiano di Verhoeven.

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categoria:cinema
sabato, 31 maggio 2008

Se... (GB, 1968) di Lindsay Anderson. Con Malcolm McDowell (Mick Travis), David Wood (Johnny), Richard Warwick (Wallace), Christine Noonan (la ragazza del bar), Rupert Webster (Phillips), Robert Swann (Rowntree), Hugh Thomas (Denson), Peter Jeffrey (il rettore), Arthur Lowe (Mr. Kemp), Mary MacLeod (Mrs. Kemp), Mona Washbourne (la matrona), Geoffrey Chater (il cappellano), Graham Crowden (il professore di storia), Charles Lloyd Pack (il professore di latino), Anthony Nicholls (il generale Denson), Guy Ross (Stephans), Philip Bagenal (Peanuts), Richard Davis (Machin), Brian Pettifer (Biles), Sean Bury (Jute).

Un anno scolastico in un esclusivo collegio privato inglese: tollerate dal corpo insegnante, si consumano piccole e grandi angherie dei seniors sugli studenti più giovani. Fino a che un gruppetto di questi si ribella...

Uno dei padri fondatori del free cinema inglese, per il quale aveva partorito un'opera fondamentale (un padre che partorisce? mah!) come Io sono un campione (1963), produce un altro film, figlio di quel movimento, e che resterà a futura memoria come una delle più lucide metafore sull'Inghilterra alla fine degli anni Sessanta. Ispirato al film Zero in condotta (1933) di Jean Vigo (tanto che l'Internet Movie Database lo considera apertamente un remake del film francese), Se... è allo stesso tempo una ricognizione sullo stantio tradizionalismo della società britannica ed anche una preconizione su quello che sarebbe potuto accadere di lì a poco. Anderson è geniale nel far di necessità virtù e far apparire come scelte stilistiche delle carenze produttive, come l'alternanza di scene a colori e scene in bianco e nero, senza un'apparente logica, così come nel proporre un film che, a distanza di quarant'anni, continua a far discutere in merito alle sue interpretazioni. A mio parere, il college è una metafora dell'Inghilterra, che sembra, in quello scorcio finale degli anni Sessanta, la Francia prima della Rivoluzione del 1789: la casta dei nobili che governa, insieme a quella del clero e dei militari, mentre borghesi e intellettuali non riescono più a trovare ragioni sufficienti per sopportare il peso della tradizione. Alberto Moravia, nel recensire il film per L'Espresso, pur senza avere capito granché della trama (tanto che confonde gli studenti più anziani con i professori), ha l'intuizione di scrivere che «...il film a ben guardare è quasi un documentario. Persino la contestazione dei tre ragazzi più grandi, che costituisce una sembianza di storia, sembra avere un carattere di cosa già vista, di cinema-verità» (Al cinema, Bompiani, 1975). Ed in effetti la genialità di Anderson consiste proprio nell'avere realizzato una sorta di documentario (lui, allievo della scuola di Humphrey Jennings) che ha valore di metafora.

Già promettente, bravissimo Malcolm McDowell, al suo primo vero grande ruolo cinematografico (a parte qualche partecipazione televisiva, era già comparso in Poor Cow di Ken Loach, ma le sue scene erano state tagliate), che anticipa sia Arancia meccanica (1971) che O Lucky Man! (1973). Con quest'ultimo film Anderson continuerà il suo gioco di rimandi e autocitazioni: in Se... un personaggio si chiama Machin come il protagonista di Io sono un campione ed in O Lucky Man! il protagonista (McDowell stesso) avrà lo stesso nome (Michael Arnold Travis) che porta in Se... Il titolo è lo stesso di una retorica poesia di Rudyard Kipling, che Gigi Marzullo, alcuni anni fa faceva recitare ai suoi ospiti del programma della notte. Nella versione italiana è tagliata la scena in cui Mrs. Kemp (Mary MacLeod), moglie di un anziano professore, gira nuda per le camerate del college.

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categoria:cinema
sabato, 31 maggio 2008

«All'uomo intellettualmente dotato la solitudine offre due vantaggi: prima di tutto quello di essere con se stesso e, in secondo luogo, quello di non essere con gli altri.»  Arthur Schopenhauer http://it.wikiquote.org/wiki/Arthur_Schopenhauer

Schopenhauer

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sabato, 31 maggio 2008

« Non c'è effetto senza causa, - rispose Candido con modestia -, tutto è necessariamente concatenato e ha come fine il meglio. Era necessario che fossi cacciato lontano da Cunegonda, che fossi frustato, ed è necessario che elemosini il pane finché non riuscirò a guadagnarlo; tutto questo non poteva andare altrimenti »
(Voltaire, Candido)

Illustrazione di Marcel Ruijters

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categoria:filosofia
sabato, 31 maggio 2008

ULTIMA FERMATA BROOKLYN (USA, 1989) di Uli Edel. Con Stephen Lang (Harry Black), Alexis Arquette (Georgette), Jennifer Jason Leigh (Tralalà), Burt Young (Big Joe), Stephen Baldwin (Sal), Jerry Orbach (Boyce).

Nei primi anni '50 a Red Hook, uno dei distretti di Brooklyn (New York), sullo sfondo di uno sciopero a muso duro, s'intrecciano le vicende di operai, sindacalisti, soldati (guerra di Corea in corso), puttane, barboni. Uscita, non fermata. Da un romanzo (1957) di Hubert Selby Jr. un pomposo e costoso film che ha le pretese di una tragedia americana, ma è un melodramma di sesso e violenza, un film di taglio iperrealistico a programma sadico con forti componenti di masochismo e algofilia. Pur nella confezione di gran lusso tecnico-decorativo la violenza non è mai riscattata dalla forma, contraddistinta da una palese mancanza di simpatia (di pietà, di solidarietà) verso i personaggi persino nelle scene dello sciopero. (Il Morandini) Ultima fermata Brooklyn è un film con cui il regista effettivamente mette al fuoco più carne di quanta avrebbe mai potuto cuocerne. Edel mette in scena un'America che, dismesso il sogno del New Deal, è diventata un ricettacolo di etnie diverse, accomunate da una sete d'amore che non può esere sopita né dai fiumi di alcool che vengono consumati ogni santa sera, né dagli squallidi e sudaticci amplessi strappati a qualche prostituta che si maschera surrettiziamente da Marilyn di quartiere, né dal denaro, guadagnato spesso in maniera poco pulita. Sarebbe servito un grande regista e non un mestierante che si era costruito una carriera sulla base della descrizione di ambienti abitati da un'umanità degradata.

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categoria:cinema
mercoledì, 28 maggio 2008

RAPPORTO CONFIDENZIALE (Francia/Spagna/Svizzera, 1952) di Orson Welles. Con Orson Welles (Grigory Arkadin), Paola Mori (Raina Arkadin), Robert Arden (Guy Van Stratten), Akim Tamiroff (Jakob Zouk), Patricia Medina (Mily), Katina Paxinou (Sophie), Michael Redgrave (Bugomil Trebitsch), Grégoire Aslan (Bracco), Mischa Auer (il Professore), Peter Van Eyck (Tadeusz).

Un potentissimo riccone, che sostiene di avere perduto la memoria, assume uno spiantato avventuriero perché ricostruisca il suo passato. In realtà vuole rintracciare gli ultimi testimoni del suo passato di trafficante di esseri umani per eliminarli. Ma anche il grande boss ha un punto debole: la giovane figlia, concupita da un gran numero di cacciatori di dote. Una trama tipicamente wellesiana, con un protagonista, Grigory Arkadin, che più wellesiano non si può. Anche in questo film, come in molti altri del regista americano, però, il meglio è dato dal "come" la materia è trattata, con le atmosfere notturne e le inquadrature sghembe che rendono ambienti e personaggi più ambigui che mai. E su tutto campeggia il solito titanico perdente, interpretato dallo stesso Welles.

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categoria:cinema
lunedì, 26 maggio 2008

Una cavalla tutta nuda (Italia, 1972) di Franco Rossetti. Con Don Backy (Folcacchio de' Folcacchieri), Renzo Montagnani (Gulfardo de' Bardi), Vittorio Congia (Mattias), Barbara Bouchet (Gemmata), Leopoldo Trieste (il marito di Gemmata), Carla Romanelli (Pampinea), Ghigo Masino (l'oste).

Un soldato di ritorno a casa in Toscana dalle guerre tra guelfi e ghibellini viene inviato, insieme a un suo amico scultore, come ambasciatore presso il vescovo di Volterra. Il problema è che i due non hanno capito l'ambasceria, perciò passeranno un sacco di guai.

Nato probabilmente sulla scia del successo del Decameron (1971) di Pasolini, questo film che riunisce il regista senese Rossetti, il fiorentino (seppure nato ad Alessandria) Montagnani e il pisano (di Santa Croce sull'Arno) Aldo Caponi, in arte Don Backy. Ed è un film che, ancora, punta più sulla comicità boccaccesca che non sull'erotismo che imperverserà di lì a poco nel filone cosiddetto decamerotico: c'è qui, un episodio, già messo in scena da Pasolini, di cui è protagonista la Bouchet, che è di un erotismo quasi casto, rispetto a quanto si vedrà pochi anni dopo. Qualche episodio strappa una franca risata; i due protagonisti sono simpatici e funzionano e di contorno c'è qualche azzeccata figura minore, come l'oste interpretato dal vertadero comico fiorentino Ghigo Masino.

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categoria:cinema, comicitĂ 
lunedì, 26 maggio 2008

Bakterion - I vivi invidieranno i morti (Italia/Spagna, 1982) di Teodoro Tonino Ricci. Con David Warbeck (il capitano Kirk), Janet Agren (Jane Blake), Roberto Ricci (il prof. Adams), Miguel Herrera (il dott. Vince), Franco Ressel (Milton), Josè Ruiz Lifante (il sergente O'Brien), Eugenio Benito (Padre Braun), Josè Marìa Labernié (il col, Rudridge), Fabian Conde (l'ubriaco), Carlos Larrañaga (Duke).

Una grossa ditta biochimica inglese sta facendo esperimenti per un'arma batteriologica, ma lo scienziato che conduce la ricerca rimane contaminato e si trasforma in un mostro assassino che fa strage nella cittadina limitrofa. Le alte sfere politiche e militari decidono che la soluzione migliore è bombardare l'intera zona, mentre un indefesso capitano e un'intrepida dottoressa cercano di trovare il mostro e metterlo fuori combattimento.

Una stronzata colossale: il film non funziona mai e non ci credono neanche il regista e gli attori, mentre gli sceneggiatori spagnoli cercano in tutti i modi di allungare il brodo per dare una qualche improbabile consistenza all'intera operazione. Vengono affastellate senza ritegno risibili citazioni di altri film (la ragazza accoltellata nella doccia come in Psyco, l'ubriaco fatto a pezzi come in decine di filmetti americani di serie B ecc.), in un'ambientazione che, chissà perché - vista la coproduzione italoiberica - è chiaramente inglese. Anche se poi le automobili (esclusa quella della polizia) dei cittadini, quasi tutte Ford Fiesta, hanno inopinatamente la guida a sinistra come nell'Europa continentale. La presenza di Janet Agren è in questo caso perfettamente inutile, mentre il povero David Warbeck (1941-1957) tenta inutilmente di rappresentare l'eroe di turno. L'unico che si salva è Franco Ressel (1925-1985).

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categoria:cinema, horror
lunedì, 26 maggio 2008

The Cocoanuts (USA, 1929) di Robert Florey e Joseph Stanley. Con Groucho Marx (Mr. Hammer), Harpo Marx (Harpo), Chico Marx (Chico), Zeppo Marx (Jamison), Margaret Dumont (la signora Potter), Mary Eaton (Polly Potter), Oscar Shaw (Bob Adams), Kay Francis (Penelope), Cyril Ring (Harvey Yates), Basil Ruysdael (Hennessy).

Un direttore d'albergo cerca di vendere come edificabili dei lotti di terreno paludoso. Nello stesso tempo un poco di buono tenta di farsi sposare da una giovane  e ricca ereditiera, fidanzata con un architetto alle prime armi. Tutti i piani salteranno grazie all'intervento di due ladruncoli.

Il primo film dei Fratelli Marx e non certo il loro migliore, risentendo ancora troppo dell'impostazione teatral-vaudevilliana. Anche i duetti tra Groucho e la Dumont non sono ancora sviluppati a dovere. Certo che, però, quando Harpo sente i discorsi retorici alla cerimonia del fidanzamento e fa le sue facce schifate, l'ilarità parte spontanea...

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categoria:cinema, comicitĂ 
lunedì, 26 maggio 2008

L'uomo dal braccio d'oro (USA, 1955) di Otto Preminger. Con Frank Sinatra (Frankie Machine), Eleanor Parker (Zosh), Kim Novak  (Molly), Arnold Stang (Passero), Darren McGavin (Louie), Robert Strauss (Schwiefka).

Un ex giocatore di poker esce dalla clinica in cui si è disintossicato dalla droga. A casa l'attende la moglie che si finge paralizzata per tenerselo vicino. Lui vorrebbe entrare in un'orchestra di jazz come batterista, ma viene risucchiato dal mondo delle carte.

Un film di Preminger poco riuscito, nonostante la presenza di un Sinatra abbastanza in parte e di un tema forte, quasi mai affrontato dal cinema americano negli anni cinquanta. Il regista non sembra sapersi decidere tra il realismo e il dramma a forti tinte, tutto ricostruito in studio. Molti elementi sembrano affastellati, anziché disposti per dare vita a una vera progressione drammatica; Kim Novak è poco credibile come eintraineuse da quattro soldi che si divide tra un tossicodipendente e un alcolizzato; la guarigione finale di Machine è troppo miracolistica, ma la seconda parte del film è abbastanza avvincente (voto: 6-).

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categoria:cinema