mercoledì, 30 aprile 2008

VITA DA CANI (Italia, 1950) di Steno e Mario Monicelli. Con Aldo Fabrizi (Nino Martoni), Gina Lollobrigida (Margherita/Rita Buton), Tamara Lees (Franca), Delia Scala (Vera), Marcello Mastroianni (Carlo Danesi), Aldo Giuffrè (il barista), Tino Scotti (sé stesso), Bruno Corelli (Dedè Moreno), Enzo Maggio (Gigetto), Michele Malaspina (il commendator Cantelli), Nyta Dover (Lucy d'Astrid).

Franca, una ragazza di Milano lascia lavoro e fidanzato per entrare in una compagnia d’avanspettacolo e trovare un uomo ricco che le faccia fare la bella vita. Un’altra ragazza, Margherita, diventa per caso la primadonna della compagnia del capocomico Nino Martoni, nella quale lavora già, come ballerina, la virtuosa Vera. Risvolti comici, patetici e drammatici del mondo dell’avanspettacolo nel dopoguerra. Le speranze, le difficoltà economiche, i mille espedienti di attori e ballerine che sbarcavano il lunario sgambettando sui pulciosi palcoscenici dei teatri più scalcinati della provincia italiana. Di tematica analoga a Luci del varietà di Lattuada e Fellini, il film di Steno e Monicelli è più asciutto, ma pecca, nel finale, per un eccesso di melodramma, tanto che il primo fu più apprezzato sia dalla critica che dal pubblico. Ottimo Fabrizi, abbondante la Lollobrigida.

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categoria:cinema, commedia
martedì, 29 aprile 2008

MAMMA EBE (Italia, 1985) di Carlo Lizzani. Con Berta Dominguez (Mamma Ebe), Stefania Sandrelli (Sandra Agostini), Alessandro Haber (Mario Bonetti), Ida Di Benedetto (Maria Pia Sturla), Barbara De Rossi (Laura Bonetti), Luigi Pistilli (Roberto Lavagnino), Giuseppe Cederna (Bruno Corradi), Laura Betti (Lidia Corradi), Paolo Bonacelli (Don Paolo Monti), Carlo Monni (Foschi), Massimo Sarchielli (l'oste), Maria Fiore (Mara), Enzo Robutti (il vescovo). Rapporto su Ebe Giorgini, guaritrice e santona e sulla sua comunità religiosa. Condannata a dieci anni (poi ridotti a sei di arresti domiciliari) fu una truffatrice o una santa? Pur non mancando di momenti incisivi, è un film stilisticamente ibrido con qualche rozzezza nella miscela di sesso e misticismo. C. Lizzani non giudica: descrive. (Il Morandini) Mamma Ebe è un instant movie, relativo ad un fatto di cronaca ancora troppo fresco per essere giudicato con la necessaria serenità. Lizzani, fra l’altro, si lamentò con la produzione che, dopo la presentazione al Festival del cinema di Venezia, rimontò il film mettendone in evidenza la componente sessuale, con lo scopo di sfruttare la fresca fama di star erotica acquisita dalla Sandrelli con La chiave di Tinto Brass. Va anche detto, però, che le sequenze “incriminate” furono girate da Lizzani stesso e non da altri. Nonostante la bravura di Haber, il film sa di fumettone patinato, poiché il regista non ha saputo sfruttare gli elementi ruspanti della vicenda, per trasformare la pellicola in una sorta di resoconto di una vicenda processuale che poteva anticipare quella del Mostro di Firenze, senza morti ammazzati.

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categoria:cinema
domenica, 27 aprile 2008

Le streghe (Italia, 1966). Ep. La strega bruciata viva di Luchino Visconti. Con Silvana Mangano (Gloria), Annie Girardot (Valeria), Francisco Rabal (Paolo), Massimo Girotti (l'invitato sportivo), Veronique Vendell (l'invitata bionda), Elsa Albani (un'amica), Clara Calamai (l'ex attrice), Marilù Tolo (la cameriera), Nora Ricci (la segretaria di Gloria), Dino Mele (Dino, il cameriere), Helmut Steinberger [poi Berger] (il domestico), Leslie French (l'industriale). Ep. Senso civico di Mauro Bolognini. Con Silvana Mangano (la signora), Alberto Sordi (il camionista). Ep. La terra vista dalla luna di Pier Paolo Pasolini. Con Totò (Ciancicato Miao), Ninetto Davoli (Basciù Miao), Silvana Mangano (Assurdina Caì), Mario Cipriani (il prete), Laura Betti (il turista), Luigi Leoni (la moglie del turista), Ennio Antonelli (un giovane al suicidio). Ep. La siciliana di Franco Rossi. Con Silvana Mangano (Nunzia), Pietro Tordi (il padre), Tano Cimarosa (uomo della faida). Ep. Una sera come le altre di Vittorio De Sica. Con Silvana Mangano (Giovanna), Clint Eastwood (il marito), Valentino Macchi (uomo allo stadio), Paolo Gozlino (Mandrake).

Film ad episodi, prodotto da Dino De Laurentiis a lode e gloria della moglie Silvana Mangano, protagonista di tutti e cinque gli episodi. Si dovrebbe trattare di un film sulla figura della donna oggi, paragonata a quella delle antiche streghe. In realtà due dei cinque episodi (quello di Bolognini e quello di Rossi) sono barzellette o poco più, mentre sull'ultimo episodio, diretto da De Sica, è meglio stendere un velo pietoso, anche per l'incongrua presenza di uno spaesato Clint Eastwood. Gli episodi migliori sono il primo e il terzo. Quello di Visconti parla di una diva del cinema che scopre di essere incinta e vorrebbe tenere il bambino, ma viene sacrificata (bruciata viva sul rogo), insieme alla creatura, sulla pira della ragion di stato dello show business. L'episodio più riuscito, e giustamente più celebre, è quello di Pasolini, con Totò e Ninetto in surreale capigliatura roscia, alla ricerca di una seconda sposa per il fresco vedovo Ciancicato Miao. Trovata una modesta e onesta donna nella sordomuta Assurdina Caì, dopo il matrimonio subentrano nella coppia le misere aspirazioni borghesi ad una casetta più bella della squallida baracca in cui vive il nucleo familiare. Ecco quindi un tentativo di suicidio inscenato dalla donna a beneficio degli ingenui spettatori, nel quale, però, la povera Assurdina perde realmente la vita, salvo riapparire nel finale, dove rassicura Ciancicato e Basciù sul fatto che può ancora fare il bucato, preparare da mangiare e andare a letto con il marito. Tanto, come dice la morale del film «essere morti o essere vivi è la stessa cosa».

Le streghe è un film che si potrebbe, oggi, tranquillamente dimenticare, se non fosse per la macchietta offerta da Alberto Sordi (e che riprenderà, a ruoli invertiti, in un episodio dei Nuovi mostri) e per l'episodio di Pasolini, uno dei migliori "corti" della nostra storia cinematografica.

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categoria:cinema
domenica, 27 aprile 2008

Il bell'Antonio (Italia/Francia, 1959) di Mauro Bolognini. Con Marcello Mastroianni (Antonio Magnano), Claudia Cardinale (Barbara Puglisi), Pierre Brasseur (Alfio Magnano), Rina Morelli (Rosaria Magnano), Tomas Milian (Edoardo), Patrizia Bini (Santuzza), Anna Arena (la signora Puglisi), Guido Celano (l'on. Calderara), Maria Luisa Crescenzi (Francesca), Jole Fierro (Mariuccia), Cesarina Gherardi (Zia Giuseppina), Fulvia Mammi (Elena Ardizzone, la vicina).

Il catanese Antonio Magnano, bellissimo e concupito dalle donne, torna da Roma nella città nativa, alla soglia dei trent'anni, per accasarsi con la bella Barbara Puglisi, ereditiera di una ricca famiglia (il padre è notaio, mentre la madre discende da una famiglia di alti prelati). Circondato dalla fama di sciupafemmine, celebrato un matrimonio durante il quale le ragazze di Catania si disperano, Antonio ama davvero sua moglie, ma, dopo un anno dalle nozze, la ragazza è ancora vergine. Dopo l'annullamento della Sacra Rota, la ragazza si risposerà con un uomo del suo rango.

Adattando il romanzo di Brancati, Bolognini e i suoi sceneggiatori Pasolini e Visentini trasportano l'azione dalla fine degli anni Trenta alla fine dei Cinquanta. Non cade, tuttavia, la tematica del fascismo, che sopravvive, postumo, soprattutto nella figura del padre del protagonista, il quale sostiene di essere stato, in passato, eletto federale di Catania, per essere stato capace di copulare con nove ragazze in una sola notte. Tanto che l'uomo, ferito nell'onore, cercherà la morte tra le braccia di una prostituta, pur di provare la virilità dei maschi Magnano. Il bell'Antonio è uno dei migliori film di Bolognini, nonostante che siano state eliminate parti importanti del romanzo brancatiano (per fare un paio di esempi, la crisi isterica della servetta che accusa Antonio sedicenne di averla compromessa, oppure l'episodio in cui la madre del protagonista si sente dire dal prete che per il figlio ci sarebbe da augurarsi che il Signore lo facesse morire, perché sconvolge le donne alla messa). La riuscita va anche a merito degli interpreti, in particolare all'ottimo Pierre Brasseur, che interpreta il rubizzo padre di Antonio, patetico laudator temporis acti, e a Marcello Mastroianni, il cui minimalismo recitativo sembra adattarsi alla perfezione quale antidoto all'ipocrisia della società (non soltanto siciliana) descritta, pronta a riabilitare la reputazione di un giovane di fornte alla gravidanza inattesa di una domestica. Ottima la sequenza del funerale del nonno di Barbara.

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categoria:cinema
sabato, 26 aprile 2008

Tenacious D e il destino del rock (USA/Germania, 2006) di Liam Lynch. Con Jack Black (JB), Kyle Gass (KG), Tim Robbins (lo Straniero), Ben Stiller (commesso del negozio di musica), David Grohl (Satana), Evie Peck (la madre di KG), Mason Knight (KG da bambino), Troy Gentile (KG da piccolo), Ronnie James Dio (sé stesso), Cynthia Ettinger (la madre di JB), Meat Loaf (il padre di JB), John C. Reilly (Sasquatch).

Chitarrista in erba, il piccolo JB compone canzoni sataniche e piene di parolacce. Preso a cinghiate ed invitato dal padre a pregare Dio, JB ha un'apparizione, appunto, di Ronnie James Dio, che gli affida la missione di andare a Hollywood per formare la più grande rock band di tutti i tempi. Dopo avere sbagliato posto quattro o cinque volte, avendo visitato tutte le Hollywood degli Stati Uniti d'America, JB giunge finalmente in California, dove conosce il chitarrista fallito KG, con il quale va alla ricerca di un magico plettro, appartenuto ad Angus Young, che sarebbe alla base del segreto del successo nella musica.

Musical e parodia del musical, con particolare ispirazione al Tommy di Ken Russell (tanti sono gli ammiccamenti al film inglese, ma anche al gruppo degli Who), Tenacious D e il destino del rock è riuscitissimo sia sul versante musicale che su quello della commedia. Sconsigliato, naturalmente ai bambini che devono fare la prima comunione, per il gran numero di parolacce, dette e cantate, il film del regista Liam Lynch (nato ad Akron, Ohio, la cittadina dei Devo, nel 1970) è una variazione sull'incarnazione musicale di Jack Black, quel Tenacious D, che è una sorta di Elio e le Storie Tese in versione yankee ed ancora più sboccata (il suo maggior successo s'intitola Fuck Her Gently). Ma Il destino del rock è anche molto di più: parodizza e cita affettuosamente un sacco di film, tra i quali Arancia meccanica, annovera alcune partecipazioni notevoli come quelle dei cantanti Dio e Meat Loaf, dell'ex batterista dei Nirvana (oggi Foo Fighters) Dave Grohl, che interpreta niente meno che Satana, e degli attori Tim Robbins (in una stupenda macchietta alla Capitan Uncino), Ben Stiller e John C. Reilly, il quale interpreta una specie di abominevole uomo delle nevi, dal quale il protagonista, in preda ai funghi allucinogeni, sogna di essere adottato. In più, c'è una colonna sonora da sballo, soprattutto per gli amanti dell'hard rock e dell'heavy metal. Debordante, come al solito, il protagonista.

Vedi l'inizio del film.

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categoria:musica, cinema, rock, heavy-metal
sabato, 26 aprile 2008

Il ficcanaso (Italia, 1980) di Bruno Corbucci. Con Pippo Franco (Luciano Persichetti), Edwige Fenech (Susanna), Laura Troschel (Carla Foscari), Luc Merenda (Paolo), Pino Caruso (il commissario Luisetti), Sergio Leonardi (Lino), Leo Gavero (il ragionier Tripodi), Renzo Rinaldi (il professore russo).

Un timido corriere romano, convinto di avere dei poteri extrasensoriali, viene coinvolto da un serial killer, autonominatosi "l'angelo custode", in una catena di omicidi che colpisce suoi amici e colleghi.

Va detto subito che il film di Corbucci, abbastanza modesto, funziona più sul versante del giallo che su quello della comicità. Sembra un compitino corretto ma poco originale, dove gli interpreti funzionano, ma la parodia dei film di Dario Argento non è poi quel granché. La cosa più indovinata rimane il titolo, riferito all'attore protagonista, anche se il suo personaggio, lungi dal ficcare il naso nelle indagine sugli omicidi, se ne starebbe volentieri in pace senza saperne niente. La Fenech si spoglia un paio di volte, ma non esagera con strip o docce varie, come accadeva nei suoi film del filone "militaresco".

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categoria:cinema, comicitĂ 
sabato, 26 aprile 2008

Chiedo asilo (Italia/Francia, 1979) di Marco Ferreri. Con Roberto Benigni (Roberto), Dominique Laffin (Isabella), Chiara Moretti (Irma), Carlo Monni (Paolo "Catorchi"), Luca Levi (Luca).

Il giovane insegnante Roberto trova lavoro presso una scuola materna popolare di Bologna. Affronterà i problemi dei bambini, in particolare quello del piccolo Gianluigi, che si rifiuta di mangiare e di parlare. Inoltre, lascia la fidanzata Irma, per mettersi con Isabella, una ragazza madre di una bambina che frequenta l'asilo.

Tipico film ferreriano di fine anni Settanta, con sceneggiatura esilissima e una macchina da presa che sembra mettersi in disparte per osservare ciò che le accade davanti. Dopo i due film "apocalittici" L'ultima donna (1976) e Ciao maschio (1978), Chiedo asilo nasce dall'esigenza di raffigurare una sorta di rinascita, che si materializza attraverso i bambini dell'asilo, ma anche attraverso la paternità di Roberto, il quale riesce a guarire, quasi miracolosamente, il piccolo Gianluigi. Importante la simbologia "idrica" del film: il parto avverrà in Sardegna; il piccolo Gianluigi comincia a bere la camomilla dal biberon dopo avere saputo che dentro c'è l'acqua e comincia a parlare in riva al mare; lo stesso Gianluigi riuscirà a far crescere un girino in un barattolo d'acqua e a farlo diventare una rana. Chiedo asilo è un film strambo e spiazzante, ma tenero, che si rivede con piacere: si astenga soltanto chi si attende di assistere alle benignate tipo Il piccolo diavolo (1988) o Johnny Stecchino (1991).

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categoria:cinema
venerdì, 25 aprile 2008

Don Giovanni in Sicilia (Italia, 1966) di Alberto Lattuada. Con Lando Buzzanca (Giovanni Percolla), Katia Moguy (Ninetta Marconella), Kathia Christine (Françoise), Ewa Aulin (Wanda), Pino Ferrara (Muscarà), Carletto Sposito (Scannapieco), Ludovico Toeplitz (Barsacchi), Ugo Attanasio (il prete), Marcella Michelangeli (ragazza alla festa), Ettore G. Mattia (il dott. Giorgini), Rossana Martini, Mary Mizar e Grazia Di Marzà (le sorelle di Giovanni), Riccardo Modugno (il marchese Marconella), Ignazio Leone (barman all'hotel), Elio Crovetto (giocatore di bocce), Pippo Starnazza (Mantegazza), Giovanni Petrucci (il prof. Rotari), Anna Canzi (Filomena).

Laureato in legge, il catanese Giovanni Percolla lavora (poco) presso lo studio di uno zio e passa molto tempo a caccia di donne. In particolare, lui e i suoi amici hanno come mito quello della donna nordica. Scambiandola per una svedese, incontra invece una marchesina siciliana, tornata a casa dopo avere studiato in un collegio svizzero. Giovanni la sposa e poi si trasferisce per lavoro a Milano, dove, però, perde le sue qualità amatorie. Non resterà che tornare a Catania.

Adattando il romanzo di Vitaliano Brancati, Lattuada e i cosceneggiatori Ciuffini, Riccio e Salvioni sono rimasti, mi sembra, un po' a metà del guado. Non si capisce, cioè, se la satira sia incentrata sul gallismo siciliano oppure sulla frenesia lavorativa del Nord. In ogni caso, Don Giovanni in Sicilia, resta un film gradevole, ma non graffiante, meno riuscito del Mafioso con Alberto Sordi, anche se è ancora lontano dalle volgarità che Buzzanca (un attore valido quando si trattava di interpretare personaggi di secondo piano, ma non altrettanto bravo nei ruoli da protagonista) girerà negli anni successivi. Buone alcune sequenze, come quelle iniziali all'aeroporto, o la partita al bocciodromo.

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categoria:cinema
venerdì, 25 aprile 2008

I banchieri di Dio - Il caso Calvi (Italia, 2002) di Giuseppe Ferrara. Con Omero Antonutti (Roberto Calvi), Rutger Hauer (Mons. Marcinkus), Alessandro Gassman (Francesco Pazienza), Pamela Villoresi (Clara Calvi), Giancarlo Giannini (Flavio Carboni), Vincenzo Peluso (Silvano Vittor), Pier Paolo Capponi (Roberto Rosone), Alessandra Bellini (Anna Calvi), Franco Diogene (Luigi Pennini), Maurizio Reti (il giudice istruttore), Pietro Di Legami (Emilio Pellicani), Antonio Invadi (uomo di Andreotti nel c.d.a.), Mario Marchetti (Andreotti), Camillo Milli (Licio Gelli), Franco Olivero (Michele Sindona), Augusto Zucchi (Umberto Ortolani), Liliana Paganini (Graziella Corrocher), Gaetano Amato (un boss romano), Francesco Cordio (Carlo Calvi), Stefano Gragnani (Bruno Tassan Din), Pierluigi Zerbinati (Craxi).

Gli ultimi mesi di vita del banchiere Roberto Calvi, dallo scoppio della crisi del Banco Ambrosiano, da lui presieduto, al suo arresto e al ritrovamento del suo cadavere, impiccato, sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Calvi, intrallazzato con la malavita di mezzo mondo, dai dittatori sudamericani alla mafia siciliana, fu lasciato solo anche dai pochi alleati che aveva, primo tra tutti - ci dice il film - Monsignor Marcinkus, capo dello IOR, la banca vaticana.

Criticatissimo, come tutti i film di Giuseppe Ferrara, per la sua schematicità, inserito addirittura da Marco Giusti nel suo Dizionario dei film italiani Stracult (dove gli nega credibilità), I banchieri di Dio ha il pregio di assumere una tesi - non campata in aria, ma basata su emergenze processuali - e tenta di raccontare ciò che avvenne in Italia, intorno alla figura di Calvi, a cavallo tra il 1981 e il 1982. Difficile fare chiarezza su un episodio in cui di chiarezza ce n'è ben poca, ed infatti il rischio è che la trama del film possa risultare incomprensibile a chi di quegli avvenimenti non sa o non ricorda niente. Ma Ferrara ce lo dice chiaramente, che di chiaro (bisticcio di parole voluto) non c'è niente: il banchiere milanese aveva troppi nemici, dalla mafia alla massoneria, da certi partiti politici alla cosiddetta "finanza laica", dai servizi segreti, più o meno deviati, al Vaticano, che probabilmente, tramite Marcinkus, non fece granché per tirarlo fuori dalle peste. Personalmente, non mi sarebbe dispiaciuto un film che spiegasse come avesse fatto un uomo, entrato in azienda come semplice impiegato, a diventare presidente di un così importante gruppo bancario. Mastodontica interpretazione mimetica di Omero Antonutti.

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categoria:cinema
venerdì, 25 aprile 2008

L'assistente sociale tutto pepe (Italia, 1981) di Nando Cicero. Con Nadia Cassini (Nadia), Renzo Montagnani (Gratta), Yorgo Voyagis (Bel Ami), Irene Papas (la signora), Fiorenzo Fiorentini ("Monsignore"), Nino Terzo (Lacrima), Gigi Ballista (il vescovo), Elvira Cortese (la nonna).

Un'assistente sociale americana, capitata chissà come e perché in una borgata romana, tenta di redimere un gruppetto di ladruncoli, tra i quali l'aitante Bel Ami, di cui si è innamorata.

L'assistente sociale tutto pepe è, letteralmente, un film senza capo né coda, poiché la protagonista, tuffatasi nella missione sociale di cui al titolo, ha anche ambizioni da showgirl, pretesto utilizzato, tramite alcuni sogni inseriti qua e là, per allungare la minestra di una trama insipida. Il solo Nino Terzo, nella parte di un "prèfico", riesce a strappare qualche risata. Resta da capire cosa ci faccia in un film simile un'attrice seria come Irene Papas, probabilmente coinvolta dal connazionale Voyagis, già Giuseppe nel Gesù di Nazareth targato Zeffirelli, nonché compagno, all'epoca, della Cassini. La quale, ça va sans dire, recita quasi sempre di spalle. È, purtroppo, l'ultimo film di Gigi Ballista.

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categoria:cinema, comicitĂ