lunedì, 22 ottobre 2007

Signore & signori (Italia, 1965) di Pietro Germi. Con Gastone Moschin (il ragionier Osvaldo Bisigato), Nora Ricci (Gilda Brisigato), Virna Lisi (Milena Zulian), Alberto Lionello (Toni Gasparini), Olga Villi (Ippolita Gasparini), Franco Fabrizi (Lino Benedetti), Gigi Ballista (il dottor Giacinto Castellan), Beba Loncar (Noemi Castellan), Virginio Gazzolo (Tosatto), Gia Sandri (Betty Scodeler), Quinto Parmeggiani (Bepi Scodeler), Moira Orfei (Giorgia Casellato), Aldo Puglisi (Mancuso, il carabiniere), Gustavo D'Arpe (Scarabello), Alberto Rabagliati (il commendator Galeazzo Casellato), Patrizia Valturri (Alda, la ragazza minorenne), Carlo Bagno (Bepi Cristofoletto), Giulio Questi (Franco Zaccaria), Antonio Acqua (il procuratore Scarfiotti), Leoni Leon Bert (la madre di Osvaldo).

In una cittadina del Veneto, alcune coppie della buona società sono coinvolte in storie di sesso extraconiugale; tutto bene, finché si scopre che una delle ragazze che tutti si sono "ripassati" è minorenne.

Germi colpisce con ironia graffiante la morale molto elastica del Veneto bianco e produttivo, dimostrando di non avercela con la Sicilia culturalmente arretrata. Mancando un personaggio centrale come il Ferdinando di Divorzio all'italiana, Germi utilizza, come in Sedotta e abbandonata, un coro di figurine tutte sbozzolate e tutte perfette per mettere a fuoco l'ipocrisia che attanaglia quella società del benessere: quell'ipocrisia che fa sì che tutto sia permesso (anche dalla Chiesa) purché non si sappia in giro, purché non si ufficializzino le scappatelle con separazioni, denunce, abbandoni del tetto coniugale. In nome di questa ipocrisia sono accomunati tutti i ceti sociali: professionisti e sacerdoti, commercianti e politici, matronesse e contadini. Qualche personaggio ispira un po' più di comprensione umana (quelli di Gastone Moschin, Olga Villi, Carlo Bagno, Gia Sandri), ma nessuno è completamente simpatico o positivo. E anche la stampa, troppo sensibile agli interessi dei padroni del vapore, ci fa la sua bella figura di merda.

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categoria:cinema
domenica, 21 ottobre 2007

Zombophagus

Dopo aver ingerito alcune porzioni di involtini primavera andati a male, i passeggeri della nave da crociera Enlarge your penis si trasformano in zombie affamati di carne umana. In seguito al naufragio dell?imbarcazione alcuni morti viventi riescono a mettersi in salvo raggiungendo una sperduta isoletta abitata da una feroce tribù di cannibali, i Timanjo. Chi mangerà chi?
Vera pietra miliare dell?horror-splatter, Zombophagus fu girato da Vince Renato, uno dei maestri del genere, con un budget ristrettissimo, tanto che nel corso delle riprese la troupe non poteva lavarsi ed era costretta a riutilizzare i piatti e le posate di plastica usate durante i pasti. Alcune sequenze memorabili, come quella in cui il capo dei Timanjo, dopo aver ingoiato in un solo boccone la testa di un neonato-zombie, viene poi divorato dall?interno dalla testina, espellendo un fiotto di sangue violaceo dal retto. Per palati fini.

(Guglielmo)

Dal sito Morelli's Movie Guide

Troy 2 - Il ritorno di Ettore

Ettore non è morto come tutti credevano. Il suo corpo è stato conservato nelle acque dello Stige e, dopo dieci anni di coma, grazie all'intervento di Esculapio si risveglia in una Troia distrutta. Avendo perduto tutto, uccide Paride, sposa Elena e, riunendo i suoi vecchi compagni d'arme, fonda una nuova città, ancora più grande e maestosa della precedente: Troiona. Ma quando tutto sembra andare per il meglio, gli eserciti achei accerchiano di nuovo la fortezza: Achille, grazie ad un patto con Ade, è tornato più forte e più arrabbiato di prima, e stavolta, senza il proverbiale tallone.
Si sente in questo discreto sequel la mano di Tim Burton, la cui direzione riesce a tappare qua e la le falle della sceneggiatura. Il suo tocco visionario si sbizzarrisce specie nella sua Troiona gotica, che strizza l'occhio a "Notre dame de Paris". Bene la new entry Vin Diesel nella parte di Ettore, cui conferisce grinta e spessore psicologico, mentre di nuovo non convince Brad Pitt nei panni di Achille, inutilmente bamboccio e appesantito nel fisico. Durante le riprese alcuni attori, impressionati dalla saga ellenica, si sono convertiti al politeismo. (Guglielmo e Filippo C.)

Particelle e altre catalisi

Intrecciando sapientemente il tema del tradimento con quello della fisica quantistica, il geniale scrittore Pulvanelli, autore di Mio marito è un tachione?, il libro che è in cima alla classifica dei più sfogliati nelle librerie d'Italia - ci propone una profonda riflessione sul perché della vita e sul perché della morte, cogliendo l?elemento comune alle due domande ? e dunque la loro essenza - nella congiunzione "perché", non a caso la parola più pronunciata del film (soltanto nella prima inquadratura se ne contano novantasette). Sebbene non manchino alcuni passaggi a vuoto (la sequenza dell'attacco di diarrea convulsa di Marcus, il timido fratello del criceto del protagonista) il film offre un tale quantità di interessantissimi spunti che lo spettatore non potrà uscire dalla sala senza essersi prima svegliato.

(Sasha)

The X Protocol - Codice X

Un'antichissima setta religiosa orientale cerca di influenzare la politica internazionale ricattando i capi di governo, condizionando le coscienze dei suoi adepti e minacciando, per chi osi contrastarla, terribili castighi nell'aldilà.
Mai distribuito in Italia a causa della strenua opposizione da parte della Chiesa Cattolica, è un interessante thriller fanta-religioso sulla scia de 'Il codice Da Vinci', nonostante l'ipotetica società futura descritta nel film difetti spesso di credibilità (si pensi, ad esempio, ai simboli religiosi affissi addirittura all'interno di scuole e tribunali). Buona prova di Ian McDiarmid (l'Imperatore Palpatine della saga di 'Star Wars') nel ruolo del malvagio Gran Sacerdote Bianco.

(Guglielmo)

Formicalion

La vita tranquilla e sonnolenta della cittadina di Ogallala, nel Nebraska, viene sconvolta da un?orda di formiche carnivore geneticamente modificate, fuggite da un vicino laboratorio ortofrutticolo. Gli insetti attaccano la popolazione, distruggono gli tutto quello che incontrano e pretendono di imporre agli abitanti i propri costumi e stili di vita. Ma proprio nel bel mezzo dell? invasione, arrivano in città Jeff (Dick Head) e Jake (Will Beefakt), con il loro circo di formichieri e pangolini giganti.
Gustoso action movie, a metà strada tra l'horror, il catastrofico e la commedia sofisticata anni '50, si segnala soprattutto per l'incredibile prestazione recitativa del formichiere Sligo, in seguito protagonista del serial poliziesco televisivo 'Il commissario Sly'.

(Guglielmo)

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categoria:cinema, curiosità, comicità
domenica, 21 ottobre 2007

La dottoressa sotto il lenzuolo (Italia, 1976) di Gianni Martucci. Con Karin Schubert (Dott.ssa Laura Bonetti), Alvaro Vitali (Alvaro), Gastone Pescucci (Dott. Paolino Cicchirini), Gigi Ballista (Prof. Ciotti), Orchidea De Santis (Italia, l'infermiera), Angelo Pellegrino (Benito Moroni), Eligio Zamara (Sandro Santarelli), Ely Galleani (Lella), Enzo Andronico (il bidello), Tom Felleghy (il tedesco), Elizabeth Turner (la tedesca).

Tre studenti di medicina dell'Università di Pisa non pensano ad altro che ad assediare le ragazze e a tirare brutti scherzi all'antipatico dottor Cicchirini, ruffiano del professor Ciotti, primario della clinica universitaria.

Un film che potrebbe benissimo (e forse lo fa) fare a meno della sceneggiatura. E' un tentativo, maldestro, di sfruttare il successo di Amici miei (1975), in salsa goliardica, dove lo spunto d'amarezza è fornito dallo studente trentaduenne che decide di sposarsi e di prendere la laurea. Per quanto mi riguarda, l'unico motivo d'interesse è dato dall'ambientazione pisana, per la quale mi sono divertito a riconoscere alcuni luoghi: a parte le immancabili piazze dei Miracoli e dei Cavalieri, la Sapienza e Piazza Santa Caterina. Notevole, come sempre, il compianto Gigi Ballista. Orchidea De Santis non si spoglia, Karin Schubert ed Ely Galleani anche troppo.

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categoria:cinema
sabato, 20 ottobre 2007

Consigli per gli acquisti (Italia, 1997) di Sandro Baldoni. Con Ennio Fantastichini (Giulio Stucchi), Carlo Croccolo (il cav. Ciro Esposito), Silvia Cohen (Vanda Crespi Cicogna), Ivano Marescotti (Gianfranco Pedone), Maurizio Crozza (Claudio Bonelli), Pietro Biondi (Pierluigi Colombo), Mariella Valentini (Titti Melidoni), Flavio Bonacci (Massimo Bertotti), Barbara Cupisti (Mary Cantucci), Johnny Dell'Orto (Faccia da Matto), Sebastiano Filocamo (Toto Pescante), Emanuela Giordano (Lella Cappa), Mauro marino (Carlo Esposito), Cosimo Cinieri (prof. Gianluigi Querciasecca), Carolina Salomé (Marisa Quartariello).

Una grossa agenzia pubblicitaria del nord è incaricata da un industriale napoletano di reclamizzare del cibo per cani infestato dai vermi. Non sarà impresa semplice.

Satira grottesca e graffiante sul mondo della pubblicità, Consigli per gli acquisti - che già dal titolo ironizza su un'ipocrita formuletta ideata da Maurizio Costanzo per definire quelli che una volta avremmo chiamato "caroselli" - riesce alla perfezione dal punto di vista ideologico, laddove ci mostra quale cinismo si nasconde dietro al mondo patinato e al linguaggio anglofono ma vuoto dei cosiddetti creativi. Del resto, Baldoni proviene proprio da quell'ambiente e lo conosce bene. E ci mostra come, proprio quando sembra che questo mondo stia per crollare, la pubblicità continua subdolamente a fregarci: così vediamo il fattorino licenziato e luddista con la casa invasa dalle valigie, acquistate dalla moglie a una televendita, nonché il corteo dei sindacalisti in sciopero sponsorizzato da una nota marca di calzature. Dove il film riesce un po' meno, invece, è proprio sul piano prettamente artistico: mentre sono validi gli spot finti che si vedono durante la riunione (stupendo quello finale, diretto e sfacciato, ideato dal volgarissimo industriale), la sceneggiatura sembra un po' sfilacciata Baldonie le psicologie dei personaggi tirate via, ragione per cui, forse, ci sono così tanti personaggi sulla scena. Lo stile, poi, sembra, ironia della sorte, televisivo, anche se, da questo punto di vista, molte frecciate vanno a segno, a cominciare dalla presenza dell'intellettuale da salotto tv Querciasecca, oppure da quella del pubblicitario new age Pedone, che ricorda molto, barba (quella di Oliviero Toscani?) a parte, il guru della pubblicità Gavino Sanna.

Gli attori sono bravi (nomi come Fantastichini, Marescotti, Cohen sono una garanzia) e fra questi si nota un quasi giovane Maurizio Crozza, ancora non famoso. Ma su tutti primeggia naturalmente il vecchio lupo degli schermi Carlo Croccolo, che negli ultimi dieci anni ha conosciuto una seconda giovinezza artistica, forse migliore della prima, quando faceva da spalla a Totò e a Peppino. Infastidisce un po', invece, il personaggio, infoiato e assurdo, affidato a Mariella Valentini.

«Direi che il film, in un'alternanza avanguardistica di bianconero e colore, si smarrisce un po' inseguendo invano le evanescenti psicologie dei personaggi; ma imbocca la via maestra quando al gran tavolone del 'brain storming' arriva il padrone del vapore, un Carlo Croccolo in forma stupenda che vale da solo il prezzo del biglietto.» (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 20 settembre 1997)

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categoria:cinema
venerdì, 19 ottobre 2007

Tre mogli (Italia/Spagna, 2001) di Marco Risi. Con Francesca D'Aloja (Beatrice), Iaia Forte (Bianca), Silke Klein (Billie), Greg (Amedeo), Loles León (Consuelo), Juan Palomino (Ramon), Patricia Echegoyen (Catherine), Beppe Fiorello (Miguelito), Natale Tulli (il pizzicagnolo).

Tre mogliUn direttore, un cassiere e una guardia giurata di una banca se la svignano all'improvviso, la notte dell'ultimo dell'anno, con nove miliardi di lire rubati. Le tre rispettive mogli, messe sulla pista buona, vanno a cercarli in Argentina. Sceglieranno di rimanervi.

Dopo le pessime riuscite del Branco (1994) e dell'Ultimo capodanno (1998), non era facile fare di peggio, ma Marco Risi, con inusitato virtuosismo, riesce nell'impresa di battere in scempiaggine i due film precedenti. Realizzando questa sorta di film on the road latinoamericana tutta al femminile, il regista milanese consume gli ultimi spiccioli di una credibilità conquistata sul campo, con opere vigorose d'impegno civile, girate a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. C'è un detto, nel mondo del cinema, secondo il quale in un film qualche luogo comune dà fastidio, ma cento luoghi comuni rendono quel film un classico; se questo è vero, allora Tre mogli è un superclassico. Marco Risi, da questo punto di vista, non si fa mancare niente, dall'odio tra donne che si trasforma in amicizia, alla Buenos Aires del tango, allo chef omosessuale e isterico, fino alla Patagonia con i pinguini. Per non parlare delle svolte drammatiche e dei presunti colpi di scena: tutto prevedibile come le reazioni dei bambini. E' chiaramente un film che si presentava sbagliato già in sede di sceneggiatura, ed è sconcertante come un regista esperto, qual è indubbiamente Risi, non se ne sia accorto prima di realizzare questo obbrobrio.

«Il film non è riuscito e neppure è interessante o innovativo quanto il grottesco 'L'ultimo Capodanno'». (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 ottobre 2001)

«Divertimento ragionevole, causticità e satira praticamente assenti, happy-end consolatorio per tutti». (Roberto Nepoti,'la Repubblica', 10 novembre 2001)

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categoria:cinema
mercoledì, 17 ottobre 2007

traffic_signs_-_bambini

Domanda aperta: cosa indica questo segnale stradale?

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categoria:varie, curiosità
mercoledì, 17 ottobre 2007

Oro Hondo - Se sei vivo spara (Italia/Spagna, 1967) di Giulio Questi. Con Tomas Milian (Hermano), Ray Lovelock (Evan), Piero Lulli (Oaks), Marilù Tolo (Flory), Roberto Camardiel (Sorro), Milo Quesada (Ackerman), Patrizia Valturri (Elizabeth Ackerman), Sancho Gracia (Willy).

Una banda di criminali capeggiata da un certo Oaks stermina un distaccamento dell'esercito americano e lo deruba dell'oro che trasportava. Dopo essersi sbarazzati dei componenti messicani della banda, Oaks e gli uomini rimasti vanno a fare rifornimento in un villaggio, dove, però, non sono bene accetti. Nel frattempo, uno dei banditi messicani, salvato dalla morte da due indiani, medita la sua vendetta.

Se sei vivo spara, più tardi rititolato Oro Hondo, è un riuscito spaghetti western molto sui generis. A una trama prettamente western, basata sulla spasmodica ricerca di accaparrarsi un favoloso bottino, si affiancano ambientazioni che sembrano uscire dal Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki (pertinente la citazione di Marco Giusti, ispirata dai campi lunghi con gli impiccati penzolanti dalla forca sullo sfondo) o da certi racconti di Kafka, pullulanti di villani apparentemente innocui, ma in realtà infidi ed inquietanti (un'atmosfera del genere saprà renderla alla perfezione Walter Hill nel finale dei Guerrieri della palude silenziosa). La violenza, in questo western post-djanghiano - all'estero il film fu rititolato Django Kills! -, è talmente esibita da risultare iperrealista ed allucinata: restano nella memoria le prime impiccagioni, da antologia del cinema, e quella sorta di operazione chirurgica - in realtà bassa macelleria - che dovrebbe servire a tenere in vita il povero Oaks, ferito a morte da Hermano, ma che si trasforma in una gara ad estrarre a mani nude i proiettili dal corpo del malcapitato, una volta che gli avidi cowboys si rendono conto che il capobanda non è stato riempito di piombo, ma d'oro. Quasi quarant'anni prima di Brokeback Mountain (2005), inoltre, viene mostrata una banda di malviventi omosessuali, in divisa neroargentata alla Village People, che cercano di farsi in gruppo un ragazzino, interpretato dal giovanissimo e biondo Ray Lovelock. Oltre all'attore angloitaliano, si apprezza, una volta di più, Tomas Milian, e un cast di attori spagnoli tutti funzionali. Va detto, però, che il merito della riuscita del film va innanzitutto allo sceneggiatore Arcalli e al regista Giulio Questi (nato a Bergamo nel 1924), che, a dispetto di un talento qui evidentissimo, ha girato pochissimo, e il cui ultimo film per il grande schermo, Arcana, risale a trentacinque anni fa.

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categoria:cinema, western
lunedì, 15 ottobre 2007

Bad Religion - Honest Goodbye

Un sincero addio

Ora alzati e arrenditi

Ti spaccherò di nuovo le nocche

Supplica di sopravvivere a questa transustanziazione

E diventare davvero meschino – Voglio sapere cosa vuol dire!


(Hai riso?) Sai che l'ho fatto

(Hai pianto?) Non l'ho indovinata

(Hai vissuto?) Sempre al limite

(Hai mentito?) Ho causato un tale spavento

(Hai amato?) Oh essere perdonato

(Ci hai provato?) Ma non ce l'avrei fatta comunque


Dio mio, ci si sente come in un sincero addio!


Quel sordo bambinesco sognare ad occhi aperti

Piagnucoloso demone carcerato

Mani pulitissime – una pietosa macchina per uccidere a sangue freddo

Come sei diventato così meschino? - Voglio sapere cosa vuol dire!


(Hai riso?) Sai che l'ho fatto

(Hai pianto?) Non l'ho indovinata

(Hai vissuto?) Sempre al limite

(Hai mentito?) Ho causato un tale spavento

(Hai amato?) Oh essere perdonato

(Ci hai provato?) Ma non ce l'avrei fatta comunque


Dio mio, ci si sente come in un sincero addio!

<------------ (il testo originale è qui)

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lunedì, 15 ottobre 2007

Il leone del deserto (Libia/USA, 1981) di Moustapha Akkad. Con Anthony Quinn (Omar Mukhtar), Oliver Reed (gen. Rodolfo Graziani), Rod Steiger (Benito Mussolini), Irene Papas (Mabrouka), John Gielgud (Sharif el-Gariani), Raf vallone (col. Diodece), Gastone Moschin (Tomelli), Andrew Keir (Salem), Sky Dumont (il principe Amedeo d'Aosta), Takis Emmanuel (Bu-Matari), Stefano Patrizi (ten. Sandrini), Eleonora Stathopoulou (la madre di Alì), Rodolfo Bigotti (Ismail), Lino Capolicchio (pubblico ministero), Claudio Gora (il giudice), Pietro brambilla (soldato che cattura Omar), Mario Feliciani (Lobitto), Piero Gerlini (Barillo), Adolfo Lastretti (col. Sarsani), Ihab Werfali (Alì), Tom Felleghy (ufficiale italiano).

Domande: a) chi inventò i bombardamenti aerei? b) chi inventò l'utilizzo dei campi di concentramento? c) in quale paese occidentale la censura vieta ancora questo film? Risposte: a) e b), gli italiani; c) in Italia.

In questo film libico si narrano le imprese dell'anziano Omar Mukhtad, esperto del Corano e capo della ribellione libica all'occupazione italiana della Libia tra il 1911, anno della conquista, e il 1931, anno della sua impiccagione.

Lungo due ore e mezzo (forse un pochino troppo), finanziato in parte dal colonnello Gheddafi, Il leone del deserto è un buon film. Uno spettacolo in ogni caso da vedere, anche per sfatare, una volta per tutte, il mito sgonfio degli "italiani brava gente". Se gli italiani non furono mai molto umani con gli arabi conquistati, la situazione, probabilmente, degenerò durante il periodo fascista: il generale Graziani e i suoi scherani non si risparmiarono nessuna atrocità, pur di mettere a tacere, inutilmente, la resistenza dei nazionalisti libici. È incredibile e intollerabile che a ventisei anni di distanza dalla sua uscita questo film sia ancora invedibile nel nostro paese, ed infatti la versione che circola è fin troppo artigianale nella (pur meritoria) realizzazione dei sottotitoli. Eppure, una gran parte del cast è italiano, a cominciare dai sempre bravi Raf Vallone (uno dei pochi soldati italiani a non fare la figura del quaquaraquà) e Gastone Moschin (un odioso capo della Milizia). Cn qualche eccesso di retorica, ma con una ricostruzione d'epoca che, anche grazie agli ingenti capitali american-gheddafiani, appare accuratissima, il regista siriano Akkad (ucciso nel 2005 da un attentato terroristico in Giordania) realizza un film che funziona sia per rigore morale che per tenuta spettacolare: vi sono addirittura delle scene quasi splatter, quando i congolati italiani passano sui corpi dei ribelli libici. Ottima la prova - forse una delle migliori della sua carriera - di Anthony Quinn (1915-2001). Buona anche quella di Oliver Reed (1937-1999), anche se non risulta la scelta più indovinata in qualità di interprete del generale Graziani. Rod Steiger (1925-2002), per la cronaca, dopo Mussolini: Ultimo atto (1974), interpreta Mussolini per la seconda volta.

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categoria:cinema
domenica, 14 ottobre 2007

N (Io e Napoleone) (Italia/Spagna/Francia/USA, 2006) di Paolo Virzì. Con Elio Germano (Martino Papucci), Daniel Auteuil (Napoleone Bonaparte), Monica Bellucci (la baronessa Emilia Speziali), Sabrina Impacciatore (Diamantina Papucci), Valerio Mastandrea (Ferrante Papucci), Francesca Inaudi (Mirella), Massimo Ceccherini (Cosimo Bartolini), Omero Antonutti (il maestro Fontanelli), Margarita Lozano (Pascalina), Josè Ángel Egidio (Marchand), Achille Brugnini (col. Campbell), Vincent Lo Monaco (gen. Drouot), Vittorio Amandola (il sindaco Egisto Lonzi Tognarini), Emanuele Barresi (il segretario comunale), Carlo Monni (il notaio Bonci Bacelli), Fausto Caroli (Alì), Andrea Cambi (Oreste), Raffaella Lebboroni (la governante), Giorgio Algranti (un servitore), Simone Caroti (il verduraio), Andrea Buscemi (coadiutore), Pietro Fornaciari (il pescivendolo), Giovanni Rindi (aiutante del col. Campbell), Mirko Modesti (Secondo).

Nel 1814, a seguito della sconfitta di Lipsia, Napoleone viene esiliato all'Isola d'Elba. Il giovane maestro Martino Papucci vede nell' ex imperatore il simbolo della tirannide che ha mandato al macello migliaia di giovani europei e progetta di ucciderlo. Scelto come bibliotecario di Napoleone, Martino diventa titubante, perché il sovrano si dimostra persona intelligente e simpatica, e, in più, ha grandi progetti per l'isola e per la sua gente. Alla fine, Martino, deluso, cercherà di realizzare il suo antico progetto, ma sarà troppo tardi: Napoleone ha già lasciato l'isola per la sua ultima avventura che troverà conclusione a Waterloo. Al maestrino non resterà che ripiegare sugli ideali particolari della sua attività commerciale.

Elio GermanoVicenda poco verosimile, ma utile per adombrare parecchi riferimenti al presente, il film di Virzì lascia delusi su quasi tutti gli aspetti. Le allusioni all'attualità (Napoleone ha un passato che fa pensare a Bush jr. e un presente che sembra quello di Berlusconi) sono molto superficiali - si riducono a un "majesté mi consenta" e aun acenno a un improbabile "miracolo elbano" - mentre la tematica delle aspirazioni giovanili e alle disillusioni della maturità Virzì l'aveva già sviluppata, e molto meglio, in Ovosodo (1997). Gli sviluppi narrativi sono spesso forzati e quasi tutti prevedibili, i personaggi troppo incoerenti per essere veri (solo per fare un esempio: Martino odia il tiranno e amoreggia con una baronessa, si atteggia a democratico sulla scia di un suo vecchio insegnate, ma disdegna le attenzioni della servetta innamorata di lui). La ricostruzione d'epoca, accurata fin quasi al kubrickismo, cozza con una popolazione che parla con accento eccessivamente livornese (un pescivendolo giunge ad apostrofare Napoleone dicendogli "te sei un ber ganzo, perché vai ner culo a tutti!"), spesso messo in bocca ad attori di tutt'altra provenienza. Tra gli attori protagonisti, il solo toscano - per la precisione fiorentino - è Ceccherini, peraltro bravissimo. Ma non è certo il cast a rappresentare il problema di questo film: da Germano a Mastandrea alla Impacciatore gli interpreti fanno il loro degnissimo lavoro. Il difetto, si direbbe, è nel manico di una sceneggiatura irrisolta e forzatamente rivolta al presente dell'anno 2006, anziché aspirare all'universale. Sicuramente migliore di film recenti e di ambientazione analoga realizzate dai fratelli Taviani (si pensi a Fiorile e alle Affinità elettive), il film di Virzì ci doveva però risparmiare il carràmba che sorpresa tra Napoleone e la sua nutrice còrsa (Margarita Lozano). Così come è inutile il personaggio della baronessa, affidato a una Bellucci formato esportazione.

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