Napoleone (Francia, 1927) di Abel Gance. Con Albert Dieudonné (Napoleone Bonaparte), Vladimir Roudenko (Napoleone ragazzo), Nicolas Koline (Tristan Fleuri), Maurice Schutz (Pasquale Paoli), Acho Chakatouny (Pozzo di Borgo), Edmond Van Daële (Maximilien Robespierre), Alexandre Koubitzky (Georges Danton), Antonin Artaud (Jean-Paul Marat), Abel Gance (Louis Saint-Just), Gina Manès (Josephine Beauharnais), Marguerite Gance (Charlotte Corday), Philippe Hériat (Antonio Salicetti), Eugenie Buffet (Letizia Ramorino), Yvette Dieudonné (Elisa Bonaparte), Simone Genevois (Paolina), Max Maxudian (Barras), Annabella Charpentier (Violine Fleuri), Georges Cahuzac (il Visconte de Beauharnais), Harry Krimer (Rouget de l'Isle), Philippe Rolla (Massena), Robert Vidalin (Camille Desmoulins).
Non tutti i monumenti sono capolavori, come viene da pensare guardando il Vittoriano di Roma. E così pure Napoléon, che è certamente un monumento, per certi versi anche geniale, ma non è un capolavoro. È ovvio che una biografia titanica come quella di Napoleone Bonaparte non poteva che ispirare opere monumentali come questa. Fra l'altro, le quasi quattro ore del Napoléon di Gance dovevano rappresentare la prima parte di un'opera che, se fosse stata realizzata, sarebbe stata davvero ciclopica. Mancano infatti all'appello gli ultimi 25 anni, quelli più intendi della vicenda umana di Napoleone e della vicenda politica dell'Europa intera, dal Manzanarre al Reno, verrebbe da dire.
Sono narrati, in questo film, alcuni grandi blocchi della vita del còrso più famoso della storia. Si comincia con l'adolescenza, trascorsa nel collegio militare di Brienne, e poi si passa agli anni durissimi della Rivoluzione, quando il Bonaparte non è certo uno degli attori principali. In questo momento i protagonisti sono Marat, Danton, Robespierre, Saint-Just, gli artefici della Rivoluzione, i responsabili del Terrore giacobino. Le varie vicende della Rivoluzione fanno da sfondo alla carriera di Napoleone, che si sviluppa nell'ambito delle guerre di difesa della Rivoluzione stessa. Vediamo così Napoleone al vittorioso assedio di Tolone, e poi cadere in disgrazia - come in quel periodo sarà capitato diecimila volte, specialmente a persone di un certo rango - e risalire la china, soprattutto in virtù delle sue qualità strategiche militari. Nel carcere di Antibes s'imbatterà in Josephine de Beauharnais, scampata alla ghigliottina grazie al nobile gesto di suo marito, che accede al patibolo al posto suo. E grazie a questa donna, che diverrà la sua prima moglie, otterrà dal potente Barras l'incarico di condurre un'armata alla conquista dell'Italia. E qui - siamo nel 1796 - il film si arresta, non prima, però, che Napoleone abbia galvanizzato le truppe con parole veramente rivoluzionarie, che infiammano i cuori dei soldati.
Ho già detto troppo: uno spettacolo del genere va guardato immergendosi nel flusso delle immagini. Resta il ritratto del grande uomo, che al tempo della Rivoluzione fu un formidabile generale che ne seppe interpretare lo spirito, e oggi sarebbe, guarda caso, un grande artista (un regista?). E poi restano gli espedienti tecnici, molto arditi, per l'epoca, come lo schermo triplicato (che riproduce, in una sorta di gioco di specchi, le possibilità del grandangolo), nonché le soggettive della macchina da presa, messa nei posti più disparati. E poi certe soluzioni, come quella di mostrare il grand'uomo favorito anche dagli eventi atmosferici: durante l'assedio di Tolone, ad esempio, morti tutto i tamburini, è la grandine che, cadendo con violenza sui tamburi, suona la carica.