lunedì, 30 ottobre 2006

Tu mi turbi, signorina. Perché cammini tutta impettita. Perché trascini il tuo ginocchietto con grazia mai vista. Perché fai attività (ri)creative senza vantartene, e ti curi i malanni senza vergognartene. Perché mandi i bacetti nel cellulare come cent'anni fa, quando il cellulare non c'era. Perché vieni da lontano, perché mi stai vicina. Tu mi turbi, signorina.

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categoria:versacci
domenica, 29 ottobre 2006

Tracy Chapman - Baby Can I Hold You

Sorry
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like sorry like sorry

Forgive me
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like forgive me forgive me

But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you'd be mine

I love you
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like I love you I love you

Trad. (mia): Mi dispiace - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "mi dispiace" come "mi dispiace".

Perdonami - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "perdonami" "perdonami".

Ma sai dire baby - baby posso abbracciarti stanotte - forse se ti avessi detto le parole giuste - al momento giusto ora saresti mia.

Ti amo - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "ti amo" "ti amo".

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categoria:musica
sabato, 28 ottobre 2006

L'ululato (USA, 1981) di Joe Dante. Con Dee Wallace (Karen White), Patrick Macnee (Dott. George Waggner), Dennis Dugan (Chris), Christopher Stone (Bill Neill), Belinda Balaski (Terry Fisher), Kevin McCarthy (Fred Francis), John Carradine (Erle Kenton), Slim Pickens (sceriffo Sam Newfield), Elisabeth Brooks (Marsha Quist), Robert Picardo (Eddie Quist), Dick Miller (Walter Paisley, il libraio antiquario).

L'ululato (Belinda Balaski)Attribuire a questo film tre stelline su quattro, come fa Mereghetti, è, cinematograficamente parlando, una bestemmia. A meno che non si voglia premiare il miracolo, compiuto dal regista, di emergere con proprie qualità da un pastrocchio nato su una sceneggiatura inconsistente e incongruente (evidentemente, non sempre la firma di John Sayles è una garanzia), che dà vita a un film inutilmente aggrovigliato, colmo di scene involontariamente ridicole. Neanche gli attori, probabilmente tenuti al minimo sindacale di stipendio, aiutano la riuscita dell'Ululato, e riescono soltanto a farci ricordare che in fondo il lupo è stretto parente del cane. Dal pasticciaccio brutto (cui anche il non più giovane Morandini attribuisce tre stelline e mezzo su cinque), emergono in ogni caso il talento visivo di Joe Dante, che nel finale si distanzia dalla ridicola materia del film, e la bravura tecnica di Rob Bottin, autore dei trucchi lupeschi. A parte il merito di avere, seppur di poco, anticipato la licantropizzazione in diretta di Un lupo mannaro americano a Londra, nessun altro tipo di confronto è possibile con il bel film di John Landis. Il miglior effetto speciale sarebbe far sparire questa boiata.

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categoria:cinema, horror
venerdì, 27 ottobre 2006

Eccezzziunale... veramente (Italia, 1982) di Carlo Vanzina. Con Diego Abatantuono (Donato Cavallo/Franco Alfano/Tirzan), Massimo Boldi (Massimo), Teo Teocoli (Teo), Ugo Conti (Ugo), Stefani Sandrelli (Loredana), Franco Caracciolo (autostoppista), Clara Colosimo (suocera di Franco), Renato D'Amore (Sandrino il mazzulatore), Enio Drovandi (poliziotto toscano), Anna Melato (moglie di Franco), Yorgo Voyagis (lo slavo), Guido Nicheli (uomo del bar), Renzo Ozzano (commissario della sureté).

Donato incita alla viuulenzaaa...!La vetta del cinema di Abatantuono prima maniera, quanto meno dal punto di vista commerciale, poiché a me piace di più I fichissimi (con il fratello ibrido e tutto il resto). In questo film, non più impacciato dalla presenza del mediocre Jerry Calà, Abatantuono diventa il vero e proprio mattatore, moltiplicandosi per tre personaggi che, nonostante facciano il tifo rispettivamente per Milan, Inter e Juve, rappresentano lo stesso tipo umano, quello già accennato per l'appunto nei Fichissimi (1981) e anche nella breve apparizione del fornaio di Fantozzi contro tutti (1980). Il tipo umano per il quale nella vita contano solo due cose, delle quali la seconda (ma molto spesso anche la prima) è il calcio.

Considerando che Eccezzziunale... veramente è un film quasi privo di sceneggiatura (le vicende sono davvero ridotte all'osso), si tratta comunque di uno spettacolino divertente, soprattutto in grazia dei monologhi stralunati del protagonista, irresistibile quando si sente male in curva ogniqualvolta il Milan subisce un gol.

«Ormai il personaggio del "terrunciello", con annesso imitatissimo idioma, comincia a mostrare la corda e a parte qualche scena di rozze gesta ultrà la noia è inevitabile.» (Mereghetti, 1994)

«Abatantuono (anche sceneggiatore con Enrico e Carlo Vanzina) mette a segno uno dei suoi maggiori successi di sempre, ma riesce anche a creare lo spaccato di un paese che è già lontano anni luce da quello reale (vedi la sorpresa di Boldi di fronte a una videocamera): un'italietta sottoproletaria e piccolo-borghese, cialtronesca e naïf, dotata di una vitalità incosciente e genuina. [...] in questo caso l'attore ha saputo creare icone, modi di dire e tormentoni (all'epoca irresistibili) alla stregua di un grande comico.» (Mereghetti, 2004)

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categoria:cinema
lunedì, 23 ottobre 2006
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categoria:
domenica, 22 ottobre 2006

Geoffrey Parker, La guerra dei trent'anni, Ed. Vita e pensiero, 1994, p. XIV-404 ill., € 35,12.

Il saggio di Geoffrey Parker, uscito per la prima volta nel 1984 (e va grande merito alla casa editrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore per averlo riproposto), è probabilmente l'opera più completa, quanto meno dal punto di vista politico-militare, sulla Guerra dei trent'anni (1618-1648). Che fu l'ennesima tragedia che si abbatté sull'Europa del Seicento. Si trattò di una guerra che divampò essenzialmente in quella che è l'odierna Germania (pur essendo scoppiata a seguito della famosa "defenestrazione di Praga", che dette origine alla rivolta della Boemia contro l'imperatore asburgico), tanto che fu da molti considerata e chiamata la guerra di religione tedesca. Vi furono comunque focolai un po' in tutta l'Europa, dall'Olanda all'Italia e dall'Ungheria alla Danimarca. Noi italiani ne sappiamo qualcosa forse solo esclusivamente perché è la guerra che fa da sfondo ai Promessi Sposi (furono i lanzichenecchi al servizio dell'imperatore Ferdinando II a portare la peste in Lombardia, anche se Parker sembra voler smentire questa origine del male).

La Guerra dei trent'anni, è bene dirlo subito, fu un evento che più ingarbugliato non si può, e grande merito di Parker è quello di essere riuscito, anche grazie a un nutrito gruppo di storici di fama, a sintetizzare in un numero relativamente contenuto di pagine una serie di eventi che sono difficilmente comprensibili, ma ancora più difficili sono da collegare tra loro. E il prof. Parker riesce anche a tratteggiare alcune figure che spiccano negli eventi di cui sono protagonisti, dai mitici generali imperiali Tilly e Wallenstein (uno dei primi geniali imprenditori bellici della storia), al paladino della causa luterana Gustavo Adolfo di Svezia, che per alcune sue decisioni strategiche e tattiche sembra per alcuni versi anticipare Napoleone (e forse ne avrebbe potuto anticipare anche qualche conquista, se non l'avesse colto, troppo giovane, la morte nella battaglia di Lützen, nel 1632), ai politici Olivares, Richelieu e Oxenstierna.

La guerra dei trent'anni è una lettura quanto mai interessante e piacevole, anche se alla fine pare quasi che lo storico si sia un tantino troppo affezionato alla sua materia, cioè proprio alla guerra, tanto che attacca un giudizio negativo sulla stessa, dato dallo storico C. V. Wedgwood (che aveva scritto, a proposito della Guerra dei trent'anni: "Si tratta dell'esempio più impressionante in tutta la storia europea di un conflitto insensato"), scrivendo a sua volta (p. 344): "Un simile punto di vista è tanto falso quanto ingiusto. La guerra infatti sistemò le faccende tedesche in modo tale che né la religione né gli Asburgo sarebbero più riusciti a produrre un altro conflitto di grosse proporzioni in Germania". Ma si capisce bene che è il giudizio di uno storico, che valuta positivamente le conseguenze uscite dalla Pace di Vestfalia che pose fine alla guerra. E forse vuole anche porre l'attenzione del lettore sulla differenza fra quel trattato di pace e quello di Versailles (1919) che mise fine alla prima guerra mondiale, ma pose anche le basi per lo scoppio della seconda.

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categoria:storia, saggio
sabato, 21 ottobre 2006

The Waterboys - And a bang on the ear (Fisherman's Blues, 1988) 

Lindsay was my first love she was in my class
I would have loved to take her out but I was too shy to ask
The fullness of my feeling was never made clear
but I send her my love with a bang on the ear

Nora was my girl when I first was in a group
I can still see her to this day, stirring chicken soup
Now she's living in Australia working for an auctioneer
but I send her my love with a bang on the ear

Deborah broke my heart and I the willing fool
I fell for her one summer on the road to Liverpool
I thought it was forever but it was over in a year (oh dear)
but I give her my love with a bang on the ear

The home I made with Bella became a house of pain
we weathered it together bound by a ball and chain
Is started up in Fife, and ended up in tears (oh dear)
but I send her my love with a bang on the ear

Krista was a rover from Canada she hailed
we crossed swords in San Francisco we both lived to tell the tale
I dont know now where she is oh but if I had her here
I'd give her my love with a bang on the ear

So my woman of the hearthfire, harbour of my soul
I watch you lightly sleeping and sense the dream that does unfold (like gold)
You to me are treasure, you to me are dear
so I'll give you my love with a bang on the ear

Traduzione (mia):

Un colpo sull'orecchio. Lindsay è stata il mio primo amore, era in classe mia - Avrei voluto chiederle di uscire con me, ma ero troppo timido - La pienezza del mio sentimento non uscì mai chiaramente allo scoperto - ma le mando il mio amore con un colpo sull'orecchio.

Nora era la mia ragazza quando entrai nel mio primo gruppo - Me la rivedo ancora oggi, mentre mescola brodo di pollo - Oggi vive in Australia e lavora per un banditore - ma le mando il mio amore con un colpo sull'orecchio.

Deborah mi spezzò il cuore ed io, scemo volontario, - M'innamorai di lei un'estate andando a Liverpool - Pensavo che sarebbe stato per sempre ma in un anno era finita (eh be') - ma le mando il mo amore con un colpo sull'orecchio.

La casa che misi su con Bella si trasformò in una casa del dolore - Vi affrontammo le difficoltà trattenuti da una palla al piede - Cominciò tutto a Fife, e finì tutto in lacrime (eh vabbe') - ma le mando il mio amore con un colpo sull'orecchio.

Krista era una quercia del Canada, così proclamava, - passammo attraverso le spade a San Francisco, siamo vissuti per raccontarla - Non so dove sia, eh, ma se l'avessi qui - le darei il mio amore con un colpo sull'orecchio.

E allora donna mia del focolare, approdo della mia anima, - Ti guardo mentre dormi un sonno leggero e intuisci il sogno che si dispiega (come fosse oro) - Tu per me sei un tesoro, mi sei così cara - e quindi ti darò il mio amore con un colpo sull'orecchio.

 

Nota. I Waterboys dello scozzese Mike Scott non hanno inventato niente. Nell'album da cui è presa A Bang On The Ear suonano un folk rock di stampo irlandese che rimanda a gruppi celebri come i Dubliners o i Chieftains. In questo album (venuto dopo This Is The Sea, 1984, che fra l'altro conteneva la loro canzone più famosa, The Whole Of The Moon, più vicino alla musica degli anni ottanta), però, soprattutto grazie alla bravura del violinista Steve Wickham, riescono a mettere a segno dei pezzi che, (ripeto) seppure non originalissimi, sono sufficientemente evocativi e riescono a colpire nel profondo, come appunto A Bang On The Ear, la canzone che dà il titolo all'album e Sweet Thing.

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categoria:musica
lunedì, 16 ottobre 2006

Dalla cronaca, a cura di Jacopo Manfredi, della partita del campionato di Serie B Treviso - Juventus, del 16 ottobre 2006, sul sito di Repubblica:

"25' Punizione per il Piacenza da 28 mt, posizione centrale."

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categoria:calcio
lunedì, 16 ottobre 2006

C'era una volta un merlo canterino (URSS, 1970) di Otar Iosseliani. Con Gela Kandelaki (Gia Agladze), Gogi Chkeidze, Irina Jandieri, Marina Kartsivadze.

C'era una volta un merlo canterino (G. Kandelaki)Visto a trentacinque anni dalla sua uscita, questo film di Iosseliani ha oggi un valore più prettamente filologico che intrinsecamente cinematografico. Fa tuttavia piacere sapere che anche negli anni più grigi (benissimo resi da un bianco e nero che rimanda alla nouvelle vague francese e alla nova vlna ceca) della normalizzazione brezneviana, zampettava e becchettava un merlo canterino, pigro per quanto riguarda qualsiasi attività lavorativa e tuttavia vitalistico, nullafacente e nonostante ciò perennemente indaffarato. Questo anti-stakanov è un personaggio che, nonostante i suoi numerosi difetti - che il regista si guarda bene dal nascondere - è simpatico e benvoluto da tutti. Quantunque la cifra stilistica del Merlo canterino sia la leggerezza dell'essere, si prova un senso quasi di suspence per sapere se Gia riuscirà a dare i fatidici colpi di timpano alla fine del pezzo musicale e si sorride insieme al direttore d'orchestra, tirando un sospiro di sollievo, quando vediamo che il protagonista, miracolosamente, si trova al proprio posto.

Personalmente, preferisco questo vecchio Iosseliani (in particolare quello di Pastorale, di qualche anno successivo a questo) a quello dei suoi film più recenti, come l'estenuato Caccia alle farfalle.

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categoria:cinema
mercoledì, 11 ottobre 2006

Bartolomé Bennassar, La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale, Einaudi, 2006, p. XV-520, € 28,00.

Il 18 luglio di settant'anni fa, con la ribellione dei militari (guidati dal generale Mola) al legittimo governo della Repubblica,  scoppiava la guerra civile spagnola, una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo. Quella di Bennassar è probabilmente la migliore opera tradotta in italiano su questa immane follia umana. Non che il libro sia immune da pecche, specialmente per il lettore normale, per chi non sia uno storico di professione o comunque un cultore appassionato anche alle statistiche. In alcune parti, infatti, per fortuna molto minoritarie, la mania per i numeri, benché funzionale, fa sfiorare la noia. Ma quella di Bennassar è un'impostazione rigorosa e mai partigiana, che si guadagna sul campo il rispetto di tutti i lettori. Ovviamente l'autore non manca mai di ricordare che i generali che alla fine vinsero la guerra insorsero contro un governo (del fronte popolare) che aveva legittimamente vinto delle elezioni democratiche, mentre il regime che uscì dalla guerra fu una dittatura che, con le debite differenze, somigliava molto al regime fascista italiano (che insieme ai nazisti tedeschi contribuirono in maniera decisiva alla vittoria dei ribelli). Meritoriamente, però, Bennassar mette anche in evidenza una delle ragioni fondamentali che causarono la sconfitta del fronte popolare e quindi la caduta della Repubblica, cioè le divisioni interne allo stesso Fronte. Non tutti lo sanno, ma queste divisioni (già evidenziate una decina d'anni fa da Ken Loach nel suo film Terra e libertà) furono sanguinose quanto la guerra ai fascisti: i comunisti spagnoli, che monopolizzavano i rifornimenti bellici sovietici, indispensabili per condurre la guerra, s'imposero e riuscirono ad estromettere dall'alleanza antifranchista forze importanti quali il POUM (il partito di estrema sinistra di cui facevano parte anche i trockisti invisi a Stalin) e gli anarchici, che proprio agli albori della guerra, per la prima volta nella storia, si ritrovarono al governo.

Questo La guerra di Spagna - che, sembra di capire, fu più che una tragedia nazionale, anche per i tanti stranieri che sull'uno e sull'altro fronte vi presero parte - è un'opera indispensabile per chi voglia sapere, senza pregiudizi da Pasionaria, cosa davvero produsse e cosa implicò questa grandissima catastrofe, nella quale rimasero coinvolti, in qualche modo, anche grandi intellettuali, come, solo per ricordarne alcuni, Federico Garcia Lorca (che vi perse la vita), Ernest Hemingway e George Orwell.

Una critica vorrei riservarla alla traduzione, quasi sempre puntuale, ma oscura in alcuni passaggi, come questo: «Nulla è più avvilente, per lo storico amante del vero, che non il potere di produrre danni prolungati nel tempo che esercitano le falsificazioni protette dal prestigio di un magistero intellettuale o spirituale». Forse troppa fretta di mandare il saggio in libreria in tempo per celebrare il settantesimo anniversario dello scoppio della guerra?

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categoria:libri, storia, saggio