domenica, 30 luglio 2006

I giorni dell'abbandono (Italia, 2005) di Roberto Faenza. Con Margherita Buy (Olga), Luca Zingaretti (Mario), Goran Bregovic (Daniel), Gaia Bermani Amaral (Carla), Sara Santostasi (Ilaria, la figlia).

Faenza insiste a fare film brutti. Questo, il suo ultimo, finora, è non soltanto brutto, ma anche inutile e falso. E non aggiungo disonesto, perché in fondo qualche buona intenzione, all'origine, c'era. Eppure, nonostante la presenza di due attori bravissimi come la Buy e Zingaretti (che comunque la loro parte la fanno fino in fondo), il regista si limita a mettere in scena le solite mossettine e crisi di nervi della moglie lasciata. L'intenzione di trattare un tema tanto angosciante naufraga nel già visto e nella parodia involontaria della famigliola da pubblicità televisiva.

Peccato, un'occasione d'oro sprecata malamente.

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domenica, 30 luglio 2006

Luna papa (Australia/Germania, 1999) di Bakhtiar Khudojanazarov. Con Chulpan Khamatova (Mamlakat), Mortiz Bleibtreu (Nasreddin), Ato Mukhamedshanov (Safar, il padre), Merab Ninidze (Alik).

Luna papa piacerebbe a papa Ratzinger, e non tanto per il titolo, quanto perché è narrato in prima persona da un nascituro, che pure rischia più volte di non venire alla luce causa aborto.

Il film, leggerino, ha la simpatia dei primi film di Kusturica, ma forse non ne possiede la consapevolezza critica e l'inquietante fascino premonitore. Purtuttavia, Luna papa è un film gentile e intelligente che sa trascinare e commuovere, soprattutto grazie alla protagonista, che non si lascia scoraggiare da niente, e dal fratello ritardato, le cui movenze ricordano in più momenti Harpo Marx. Il regista non è uno sprovveduto, e lo si vede nelle molte sequenze ispirate dai classici del cinema caucasico (si pensa a Paradzanov) oppure anche a Kurosawa.

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lunedì, 17 luglio 2006

Acqua tiepida sotto un ponte rosso (Giappone, 2001) di Shohei Imamura. Con Kôji Yakusho (Yosuke Sasano), Mitsuko Baisho (Mitsu Aizawa), Misa Shimizu (Saeko Aizawa), Mansaku Fuwa (Gen).

Grottesco, non il miglior film di Imamura (15/09/1926 - 30/05/2006), il suo ultimo lungometraggio in ogni caso presenta qua e là qualche zampata d'autore. Il contesto di Acqua tiepida è ancora una volta il mondo dei reietti della società, e l'ambientazione sociale quella di un'industrializzazione selvaggia, cattiva e fallita, che non ha più niente di umano. Solo l'amore, sembra dire Imamura, anche quello fisico e carnale (che comunque raramente va disgiunto da quello di derivazione platonica), può salvarci dal cadere preda della più abietta cupidigia; in questo senso è emblematico il personaggio, totalmente negativo, della moglie del protagonista.

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sabato, 15 luglio 2006

Viva soddisfazione è stata espressa, non appena appreso il dispositivo della sentenza su Calciopoli, dalla dirigenza juventina. Il prestigioso presidente Puffazzi Gnomi, un passato nella sala trofei bianconera (a lucidare le coppe con il sidol e talvolta a spacciarsi per statua di cera dell'indimenticata ala sinistra Stacchini), si è congratulato con l'avvocato Gallina per il brillante esito processuale ottenuto dal sodalizio bianconero, che lo vedeva rischiare addirittura la retrocessione in serie B e una penalizzazione di trenta punti. Gallinazzi Fiacchi ha detto comunque di aspettarsi un risultato addirittura migliore dalla sentenza d'appello. Pare infatti che la dirigenza juventina intenda appellarsi all'infermità mentale.

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domenica, 09 luglio 2006

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita (1955).

Ragazzi di vita ha una struttura più rapsodica e forse un contenuto meno sbozzolato,  rispetto al successivo Una vita violenta (1959), dove un unico personaggio si sviluppa più classicamente per tutta la vicenda. Ma le tematiche che hanno reso grande - e fondamentale per la vita culturale italiana - Pasolini ci sono già tutte, e già sufficientemente sviluppate con la maestria del grande scrittore, grazie a una scrittura che fonde mirabilmente la lezione neorealistica con il lirismo prettamente pasoliniano (sviluppato poi anche nei primi film dell'artista), e produce alcune pagine memorabili.

In Ragazzi di vita, a fare le veci del protagonista unico c'è il Riccetto, che comunque una maturazione, nel corso degli eventi, la subisce: pur essendo ancora il ragazzo generoso che si tuffò nel fiume per salvare una rondine, alla fine non ripete ilò gesto per salvare un ragazzino che pure conosce, perché ormai ha trovato un lavoro e si è integrato, e capisce che "gettarsi a fiume lì sotto il ponte voleva proprio dire esser stanchi della vita".

Con questa rapsodia del proletariato romano, Pasolini porta avanti la sua descrizione e analisi di un "volgo disperso" senza un minimo di speranza, colmo di slanci di generosità e cadute nella turpitudine, e sul quale incombe inesorabile un destino di tragedia.

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